Fondamentalmente Freund: Costruite un museo dell’aliy

Fondamentalmente Freund: Costruite un museo dell’aliy

Negli annali della storia ebraica contemporanea, poche vicende sono cos? toccanti come il richiamo del nostro popolo alla propria Terra dai quattro angoli del globo.

Dalla rinascita dello Stato di Israele nel 1948, pi? di 3 milioni di immigrati sono giunti sulle sponde della Terra Promessa da pi? di 100 paesi del mondo. Alcuni sono giunti qui scappando dalle persecuzioni. Altri erano motivati dal sogno sionista o dalla religione, nella speranza di creare una vita migliore per s? stessi e per le proprie famiglie.

E ora, anche se Israele ? stato costruito sull’aliy?, e continueremo a costruire, abbiamo tuttavia fallito nel preservare adeguatamente e narrare significativamente la storia del ritorno alla terra dei padri.

Ecco perch? credo sia tempo per lo stato ebraico di erigere un museo dell’Aliy?, dove si parler? dell’erosimo e della lotta, dell’orgoglio che ha accompagnato lo storico ritorno in Zion.

Infatti, se ci guardiamo indietro, capiremo come i momenti pi? toccanti della storia della nostra nazione siano quelli in cui si ? tentato di salvare le comunit? in Diaspora. Ma, quanto apprezza e quanto conosce questi avvenimenti straordinari la nuova generazione?
Per esempio, l’Operazione Tappeto Volante, quando gran parte degli ebrei yemeniti, circa 50mila, sono stati trasportati via aerea in Israele tra giugno 1949 e settembre 1950.

E poi l’Operazione Ezra e Nehemia, quando pi? di 120mila ebrei iracheni sono immigrati in Israele tra il 1951 e il 1952, lasciandosi dietro Babilonia dove gli ebrei furono esiliati per la prima volta pi? di 2500 anni fa dal malvagio Nabuchonozor.

Tutti questi viaggi sono immagine potente della storia ebraica, del desiderio di vedere la propia terra e di grande senso di solidariet? ebraica e responsabilit? comune. Non si dovrebbero promuovere questi valori?

Lo stesso vale per il salvataggio degli ebrei etiopi nell’operazione Mos? e Salomone, ?nel 1983 e 1991 rispettivamente. Chi si dimentica la tensione del 24 maggio 1991, quanto ribelli etiopi attaccarono Addis Abeba cercando di destituire il brutale dittatore Mengitsu Haile Mariam, e tutti temevamo per le vite di migliaia di ebrei etiopi bloccati nella citt??

Circa 36 ore pi? tardi il mondo era ammirato da come Israele fosse riuscita a ?salvare gli ebrei, trasportando pi? di 14mila nello stato ebraico usando gli aerei militari C130 e i Boeing 747s. Era la prima volta che un paese occidentale portava migliaia di africani, non nelle catene della schiavit?, ma con i legami di fratellanza.

Ci sono state molte altre valide operazioni, che non sono state dimenticate, come l’Operazione Goshen, durante la quale 10mila ebrei egiziani sono stati trasportati illegalmente fuori dall’Egitto tra il 1948 e il 1953, o l’Operazione Yachin, quando il Mossad ha portato circa 100mila ebrei marocchini con l’aliy? tra il 1961 e il 1964.

E poi c’? stata l’Operazione Sigaro, negli anni ’90, quando centinaia di ebrei cubani sono arrivati in Israele. E l’Operazione Menashe, in cui Shavei Israel ha preso parte, portando circa 4mila membri della Trib? perduta di Menasse in aliy? dall’India, negli ultimi 15 anni.

Queste storie e altre ancora, come Prigionieri di Zion che opponendosi all’Unione Sovietica ha ottenuto la libert? dei sui fratelli, meritano pi? di un ricordo nei libri, sui francobolli o articoli di giornale. Un museo nazionale dell’aliy?, ricco di video, storie personali e oggetti, sarebbe uno strumento prezioso per rafforzare l’impegno della nazione ad incoraggiare ed accogliere i futuri immigrati.

Servirebbe come porta verso il passato, aprendo gli occhi a molti Israeliani e ricordando loro dei sacrifici e della determinazione di quelli che sono venuti a stabilirsi nella nostra terra.

In fondo, i musei non sono solo magazzini della memoria collettiva, ma sono anche veicolo per la creazione del futuro. Dobbiamo continuare a celebrare l’aliy?, ma dobbiamo anche educare riguardo alla vitale importanza della sopravvivenza di Israele e del Popolo Ebraico.

Facendo questo non solo rafforzeremo l’impegno sionista dei giovani israeliani, ma invieremo anche un forte messaggio ai molti ebrei che vengono in visita ogni anno in Israele: Vi accogliamo in quanto turisti ma alla fine vi vogliamo a casa con noi.

Comments

comments