Parash? della settimana

Gli anni della schiavit? e della sofferenza sembrano essere giunti alla fine, Moshe lo apprende allorch?, a partire da questo parash?, Dio si rivolge al popolo di Israele per spiegargli come sar? liberato dall'Egitto e sar? fisicamente e spiritualmente redento da tutte le sue sofferenze. Questa ? la parash? nella quale Dio presenta a Moshe il ?programma della redenzione? con tutti i suoi dettagli: quali passi saranno necessari, con quale ritmo, come si determineranno la varie tappe del processo, alla fine del quale il popolo di Israele si ritrover? realmente libero da tutte le limitazioni che lo affliggono. Dio espone quindi una ?agenda? che rivela un aspetto importante della sua intenzione: la liberazione del popolo e dei singoli componenti deve avvenire attraverso un processo che tenga conto della natura umana; gli elementi magici o miracolosi non sono che accessori. La redenzione come stato finale, deve includere una memoria del processo, una memoria analizzabile, dalla quale la presente e le future generazioni del popolo ebraico potranno trarre insegnamento e prendere esempio.
Nella trattativa tra Mos? ed il Faraone per la liberazione del popolo ebraico, abbiamo momenti di incontro e scontro tra i due, mentre Kadosh Baruch Hu dirige gli eventi inviando le dieci piaghe. In uno dei momenti nei quali sembra che il Faraone si stia per arrendere all?idea di concedere la libert? al popolo ebraico, chiede a Mosh? chi debba partire e per quanto tempo. Le risposte di Mosh? non soddisfano il Faraone che ha il cuore sempre pi? indurito e sopra ogni cosa esse non rispondono ai codici culturali egiziani. Il Faraone, ha gi? espresso in maniera sarcastica la sua poca disponibilit? a Mosh?: ?Allora Mos? ed Aaronne furono fatti tornare dal Faraone; ed egli disse loro: "Andate, servite l?Eterno, l?Iddio vostro; ma chi son quelli che andranno?" E Mos? disse: "Noi andremo con i nostri fanciulli e con i nostri vecchi, con i nostri figlioli e con le nostre figliole; andremo con i nostri greggi e con i nostri armenti, perch? dobbiamo celebrare una festa all?Eterno".
Una delle descrizioni del passaggio miracoloso degli ebrei attraverso il Mar Rosso aperto per loro ? che essi camminarono ?in mezzo al mare all?asciutto? ( Esodo 14,16). E? ovvio che le due cose non posso esistere contemporaneamente: o si cammina all?asciutto o si cammina in mezzo al mare. In realt? potremmo dire che questa espressione singolare, questo ossimoro, custodisce il senso profondo di quel miracolo e del percorso verso la libert? che esso indicava agli ebrei. Il nostro popolo, in quel momento ed in quel cammino verso la libert?, muoveva i propri passi su di un terreno, una spiaggia molto simile a quella con una bassa marea, a met? tra l?asciutto e il bagnato del mare. Un midrash ci racconta che due ebrei, Reuven e Shimon, camminando in quella situazione in bilico tra asciutto e mare, storcevano la bocca ed aggrottavano le ciglia. In fondo, per loro, il fango dei mattoni in Egitto non era poi cos? diverso dal limo che caratterizzava la strada creata dall?apertura del Mar Rosso.
La Tor?, nei suoi infiniti approcci e letture, fa in modo che il nostro orizzonte non sia limitato da un solo personaggio o da una sequenza di situazioni stereotipate, ma ci fa continuamente incontrare personalit? differenti al fine di poter spiegare ogni situazione ed ogni processo della nuova realt? della cosmogonia ebraica. In questo modo da Abramo e Sara passiamo ad Itzhak e Rivka, una nuova coppia archetipica della vita ebraica. In questa parash? viene delineato quello che, secondo la concezione ebraica, ? il percorso naturale della vita umana: la morte e l?unione coniugale che sono intimamente connessi in un unico processo vitale. Sara muore e suo figlio si unisce in matrimonio. Abramo cerca un luogo appartato per seppellire la sua sposa. Da questo momento in poi, l?idea di uno spazio separato e sacro per il riposo eterno, sar? una costante della cultura di Israele.
I personaggi principali di questa parash? sono i gemelli Esav e Yaakov. La relazione tra di loro ? caratterizzata da un conflitto durato per tutto il corso della loro vita: una disputa cominciata nell?utero materno e proseguita in ogni incontro, come vedremo fino alla fine della nostra parash?, quando Yaakov fuggir? da casa temendo la vendetta del fratello. Yaakov e Esav simboleggiano due modi, talvolta concomitanti e talvolta alternati, della maniera di essere del popolo di Israele. Si comprende cos? la preferenza del padre per l?uno e della madre per l?altro, in funzione di aspettative differenti rispetto al popolo che sarebbe nato dalla loro progenie. Itzhak ? un uomo sedentario essenzialmente passivo. La forza ed il potere di decisione di Esav lo incantano e vede in lui una sicurezza proiettata verso il futuro. A differenza del suo sposo, Rivka comprende che saranno le doti intellettuali di Yaakov che daranno trascendenza alla vita del popolo in futuro.
Dopo che Yaakov si addormenta su dure pietre e sogna gli angeli che scendono e salgono sulla scala ed ascolta la promessa di futuro e protezione che Dio gli accorda , si risveglia bruscamente ed afferma: ?In questo luogo c?era Dio ed io non lo sapevo.? (Genesi 28,16) Yaakov ? un fuggiasco: ? dovuto scappare da casa di suo padre Itzhak perch? di fatto, suo fratello Esav, ha deciso di ucciderlo dopo aver perso la benedizione? ricevuta da Yaakov e che Esav pensava gli spettasse. Yaakov, passa la notte all?aperto, dorme su dure pietre, ? lontano dalle tende nelle quali era abituato a vivere, lontano dalla famiglia, dalle sue sicurezze, dal ritmo tranquillo della vita che aveva vissuto fino ad allora ?e deve affrontare il mondo ed i suoi pericoli, il mondo ed i suoi dolori, il mondo e le sue paure, lui che ?era un uomo tranquillo, che dimorava sotto le tende? deve uscire con forza allo scoperto ed affrontare la vita, non come scelta personale, non come progetto, ma come fuga, come corsa disperata per la salvezza. In quella notte di angoscia e paura, di incertezza e dubbi, di pensieri su quanto appena accaduto con suo padre, suo fratello e sua madre Rivka, Yaakov sogna e si risveglia dal suo sonno con una affermazione alquanto strana: ?In questo luogo c?era Dio ed io non lo sapevo.? Come ? possibile che nostro padre Yaakov non sapesse che anche in quel luogo c?era Dio? Come ? possibile che lui non avvertisse la presenza del Dio dei suoi padri ovunque? Le risposte a queste domande andrebbero cercate nello spazio e nel tempo nei quali Yaakov afferma questa frase.