Parash? della settimana

Rav Pinchas Punturello maxresdefaultIn poche occasioni la Tor? stabilisce una relazione lineare di causalit? tra una azione commessa ed un castigo ricevuto. Questa parash? ci racconta di una epidemia simile alla lebbra conosciuta in ebraico come ?tzaarat? che attacca coloro che incorrono nella calunnia o nella ingiuria (Lashon hara). ?Tzaarat? non ? una patologia fisica bens? ? la manifestazione esteriore di deviazioni intime dell?individuo, dell?indole morale e spirituale. L?individuo che calunnia o ingiuria ? affetto e debilitato, cos? come tutta la societ?, nello spargere il germe di un male che porta al suo proprio interno. La sua condanna ? di conseguenza una infermit? fisica che lo obbliga ad allontanarsi dall?accampamento, dal popolo, dalla societ? e deve restare isolato in completa solitudine. Il castigo vuole essere una correzione: obbligandolo a restare solo si spera che l?individuo cominci a dare un reale valore alla necessit? di essere in maniera armoniosa parte della societ?. L?unico al quale si affida la cura del malato di tzaarat ? il cohen, il sacerdote, e non il medico, cosa che riafferma il concetto di infermit? spirituale.
Non ? irrilevante, in un?epoca nella quale non abbiamo il Bet HaMikdash, studiare i particolari della Tor? circa la costruzione ed il funzionamento del santuario. Il concetto ebraico riguardante il santuario ? inevitabilmente legato alla concezione ebraica del ?luogo?: il luogo nel quale si offre ci? che si possiede, uno spazio sacro nel quale ci si consacra per quello che si ?. Al di l? della distanza storica e, conseguentemente, psicologica che ci separa dal Mishkan e dalle regole relative alle offerte ed ai sacrifici, ? necessario studiare il Mishkan, il santuario che i nostri antenati hanno costruito nel deserto, perch? quelle pagine della tor? contengono una infinit? di insegnamenti che conservano intatto il loro valore fino ai nostri giorni. Il Mishkan non era solo il centro della convergenza delle offerte rituali, bens? il fondamento della memoria del popolo. Un centro spirituale il cui scopo e la cui missione erano quelli di mantenere viva nel popolo di Israele la coscienza dei suoi legami e degli obblighi acquisiti ai piedi del monte Sinai. Il Mishkan era un santuario che il popolo portava con s? ovunque si recasse. Non ? Dio a richiederlo ma sono gli uomini, perch? sono stati loro a costruirlo quale strumento di comunicazione tra ci? che ? puramente spirituale e l?esistenza quotidiana, umana, temporale.

Rav Pinchas Punturello Dobbiamo ammettere che la parash? di Pequd? pu? essere ripetitiva ed a tratti risultare noiosa: un lungo elenco di tutti i materiali che furono impiegati nella costruzione del Mishkan, un lunghissimo e dettagliato elenco del quale non capiamo a prima lettura lo scopo,...

Rav Eliahu Birnbaum vayikraIl libro di Vaikr?, terzo nell?ordine in cui ? divisa la Tor?, comincia insegnando i differenti tipi di sacrificio che dovevano essere offerti a Dio da parte di tutto il popolo di Israele. All?inizio della nostra parash? ci imbattiamo in una espressione molto particolare che non ha nessuna analogia possibile nel resto della Tor?: ?E chiam? Mosh? e parl? l?Eterno dal Santuario dicendo: Parla ai figli di Israele e d? loro: ?Chiunque voglia fare una offerta all?Eterno, tra gli animali?prender? la sua offerta?. Dio ha parlato a Mosh? dal Santuario. Generalmente la Tor? si esprime in questo modo: ?E parl? Dio a Mosh酔; questa ? l?unica occasione nella quale, nonostante l?infinita potenza della voce divina, ad ascoltare Dio c?era solo Mosh? e solamente quando entrava nel Santuario trasportabile del deserto.
Rav Pinchas Punturello?img_0394-201308051 ?Il Signore disse a Mosh? di comunicare ad Aronne ed ai suoi figli questi ordini. Ecco le regole per il sacrificio completo: questo sacrificio deve bruciare per tutta la notte sull?altare in cui si terra acceso il fuoco.?( Lv. 6, 1-2) Il fuoco d? una forte connotazione a questi versetti ed all?intera parash?. Il fuoco che bricia sull?altare e nell?altare, un fuoco perpetuo che nella tradizione chassidica diventa simbolo di fede, di attaccamento a Dio, di passione che fa battere il cuore dell?ebreo devoto. Lo Shabbat, il sacro giorno della settimana ebraica,? ? circondato dal fuoco: ?noi accogliamo lo Shabbat con l?accensione delle candele e concludiamo lo Shabbat, aprendo ?una nuova settimana con l?accensione del fuoco dell?Avdal?. Nel roveto ardente Kadosh Baruch Hu si rivela a Mosh? con un fuoco che brucia ma che non consuma, sul monte Sinai, al momento della ricezione della Tor? la montagna bruciava del fuoco divino, nel deserto il popolo ebraico ? guidato di notte da una colonna di fuoco. Il fuoco ? un punto di incontro come risultato del contatto tra sacro e profano.
Rav Pinchas Punturello Ed ho anche udito i gemiti de? figliuoli d?Israele che gli Egiziani tengono in schiavit?, e mi son ricordato del mio patto. Perci? di? ai figliuoli d?Israele: Io sono l?Eterno, vi sottrarr? ai duri lavori di cui vi gravano gli Egiziani, vi emanciper? dalla loro schiavit?, e vi redimer? con braccio steso e con grandi giudizi. E vi prender? per mio popolo, e sar? vostro Dio; e voi conoscerete che io sono l?Eterno, il vostro Dio, che vi sottrae ai duri lavori impostivi dagli Egiziani. E v?introdurr? nel paese, che giurai di dare ad Abrahamo, a Isacco e a Giacobbe; e ve lo dar? come possesso ereditario: io sono l?Eterno. Esodo 6,5-9. La redenzione ( Gheul?) cos? come ci viene rivelata in questi versetti, non ? un unico atto onnicomprensivo, bens? una serie di quattro diverse tappe che formano un processo storico.
Rav Eliahu BirnbaumKriatYamSoof Questa parash? ci pone di fronte ad un momento cruciale nella storia del popolo di Israele. Dopo secoli di schiavit? fisica e dopo essere stati a rischio di soccombere anche spiritualmente, il popolo di Israele si ritrova, per comando di Mosh?, sulle sponde del Yam Suf, ?un mare grande e tempestoso?. Con timore stanno contemplando il Yam Suf, quando appaiono gli egiziani e si avvicinano pericolosamente: un mare immenso di fronte ed un nemico alle spalle?senza armi, senza eserciti, senza una coscienza della propria libert?, senza esperienza alcuna rispetto alla necessit? pratica di difendersi e sopravvivere.
Rav Eliahu BirnbaumVitrail_de_synagogue-Mus?e_alsacien_de_Strasbourg Dio allora pronunci? tutte queste parole: ?Io sono il Signore, tuo Dio, che ti ho fatto uscire dal paese d'Egitto, dalla condizione di schiavit?: non avrai altri d?i di fronte a me. Non ti farai idolo n? immagine alcuna di ci? che ? lass? nel cielo n? di ci? che ? quaggi? sulla terra, n? di ci? che ? nelle acque sotto la terra?? Esodo 20,2-4. In questa parash? troviamo per la prima volta i Dieci Comandamenti. I Dieci Comandamenti che furono donati al popolo di Israele come parte dei loro precetti morali e religiosi. Il primo dei Dieci Comandamenti si riferisce alla fede in Dio. Questo primo comandamento afferma che la conoscenza di Dio ? allo stesso tempo la negazione degli idoli. In questo primo comandamento Dio si ?presenta? al popolo di Israele insegnando il principio della fede in Dio. La sua presentazione ? chiara e concisa: ? Io sono il tuo Dio che ti fece uscire dalla terra di Egitto?? Dio si presenta come il Dio della Storia, un Dio personale che ? cosciente di quello che accade al suo popolo e non estraneo rispetto alla sua situazione.
Rav Pinchas Punturello

? E queste sono le leggi che tu porrai davanti a loro???Esodo 21,1

images (1)La grande ed epica esperienza della rivelazione sul Sinai attraverso la promulgazione dei Dieci Comandamenti costituisce, paradossalmente, un pericolo per il popolo ebraico e per l?uomo di fede in genere. Il pericolo risiede nel fatto che quel momento elevato pu? essere interpretato come onnicomprensivo di tutti gli obblighi religiosi e morali, in poche parole l?uomo di fede potrebbe pensare che nei Dieci Comandamenti ci sia tutto quello che serva per seguire un percorso religiosamente e moralmente valido. La parash? di Mishpatim nega totalmente questa ipotesi e questo approccio e proponendoci i dettagli di un comportamento morale e pratico afferma con forza che ?per essere un uomo con una morale non basta osservare i Dieci Comandamenti, n? tantomeno questa pu? essere la totalit? degli obblighi religiosi dell?uomo ebreo. La Vav che collega le due parashot, quella congiunzione grammaticale, ? un segno di unione tra un giusto livello spirituale ed un corretto comportamento morale. Un comportamento che ha bisogno di rivolgersi ad un uomo libero e non schiavo. Se il popolo di Israele avesse ricevuto la Tor? prima dell?uscita dall?Egitto, questo avrebbe rovinato il progetto divino, per il quale lo scopo della Tor? coincide con quello della libert?. Lo scopo della libert? ?, infatti, quello di aiutare l?uomo a raggiungere un livello di moralit? in maniera autonoma. La Tor? non ? altro che una ricetta dell?Eterno, attraverso la quale, l?uomo raggiunge il proprio obbiettivo, diventando in questo modo degno della sua immagine e somiglianza di Dio.
Rav Pinchas Punturello 8093603150?L?Eterno parl? a Mos? dicendo: "Di? ai figliuoli d?Israele che mi facciano un?offerta; accetterete l?offerta da ogni uomo che sar? disposto a farmela di cuore. E questa ? l?offerta che accetterete da loro: oro, argento e rame; stoffe di color violaceo, porporino, scarlatto; lino fino e pel di capra; pelli di montone tinte in rosso, pelli di delfino e legno d?acacia; olio per il candelabro, aromi per l?olio della unzione e per il profumo odoroso; pietre di onice e pietre da incastonare per l?efod e il pettorale. E mi facciano un santuario affinch? io abiti in mezzo a loro. Me lo farete in tutto e per tutto secondo il modello del tabernacolo e secondo il modello di tutti i suoi arredi, che io sto per mostrarti. Questo ? il capitolo nel quale Dio ordina al popolo di Israele di costruire un Tabernacolo (Mishkan). Il Tabernacolo che simbolizzer? la costante presenza di Dio nel popolo ebraico.