Parash? della settimana

Rav Pinchas Punturello file_0I figli d'Israele si accamperanno ciascuno vicino alla sua bandiera sotto le insegne della casa dei loro padri; si accamperanno tutt'intorno alla tenda di convegno. (Numeri 2,2). Nel deserto il popolo di Israele organizza se stesso e si divide secondo gli schemi propri di una nazione e di una popolazione che si appresta a diventare anche Stato o Regno a seconda dei casi. Ogni trib? prende il proprio posto, la propria bandiera ed il proprio stemma, ognuna di esse conosce e rispetta la funzione e la responsabilit? che le ? stata attribuita in una visione di insieme che se dovesse essere smarrita sarebbe fonte di conflitti ed egoismi cos? come spesso ? avvenuto ed avviene. Perch? se ci concentriamo troppo sul senso della ?bandiera sotto le insegne delle nostra casa? o gruppo che dir si voglia il rischio di faziosit?, di palude intellettuale, di chiusura agli altri ? inevitabile e pericoloso. Ci chiederemmo allora perch? la Tor? specifica, in questo secondo conteggio del popolo ebraico e della sua sistemazione nell?accampamento, il senso dell?accamparsi di ogni persona accanto alla propria bandiera e le proprie insegne? Il Malbim, Rabbi Meri Leibush ben Yechiel Michel Weiser, nato in Ukraina nel marzo del 1809, rabbino capo di Bucharest e poi di Konigsberg, autorevole commentatore biblico morto nel 1879, a Kiev suggerisce un interessante ragionamento.
Rav Eliahu Birnbaum ?????Che Dio volga su di te lo sguardo e ti conceda shalom.? Questa ? la benedizione che la nostra parash? mette sulla bocca dei cohanim, i sacerdoti, per tutto Israele. ?Shalom? non ha lo stesso significato di pace. Pace ? la negazione della guerra, ? uno stato di non violenza. Shalom, invece, proviene da ?shalem?, da ?shelemut?, che significano completezza ed integrit?. Shalom, per essere tale, presuppone uno stato di tranquillit?, sostegno, quiete, calma, concordia, armonia, amicizia. Il concetto di shalom lascia la sua manifestazione visibile nella realt? congiunturale, mentre pone le proprie radici pi? nel profondo, nel mondo dei sentimenti e delle attitudini vitali dell?uomo. Il Talmud ci insegna che ?il mondo si base su tre pilastri: la giustizia, la verit? e lo shalom? e che Dio ?cre? il mondo affinch? esistesse shalom tra gli uomini.? Colonna e fine dell?universo, lo shalom, ? un referente cruciale nella vita ebraica.

di Rav Pinchas Punturello Una delle cerimonie domestiche del venerd? sera, per l?inizio di Shabbat, ?? la benedizione che i genitori impartiscono ai figli prima o dopo il kiddush, a secondo degli usi. Le parole con le quali i figli sono benedetti sono prese in prestito dal...

di Rav Eliahu Birnbaum

Il libro di Bereshit ci ha fatto conoscere una serie di storie individuali di uomini e donne prototipi, le cui vite hanno segnato per sempre la loro discendenza ed hanno avuto grande influenza su di essa. Il libro Shemot che comincia con la parash? che porta lo stesso nome, non si riferisce pi? a singoli individui ma introduce il concetto di popolo, di un gruppo di individui che condividono una stessa identit?.

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??Allora sorse sull'Egitto un nuovo re??e disse al suo popolo: ?Ecco che il popolo dei figli d'Israele ? pi? numeroso e pi? forte di noi. Prendiamo provvedimenti nei suoi riguardi per impedire che aumenti??. In questo punto, il termine ?popolo? riferito ad Israele, appare per la prima volta, nella bocca del Faraone. Prima ancora degli stessi ebrei, ? quindi un estraneo che riconosce l?identit? comune di tutta la discendenza di Yaakov, il suo carattere di popolo. I discendenti di Israele avevano sin dal principio una quantit? di elementi di coesione che offriva loro una comune identit?, per? ? in uno momento ben determinato della loro evoluzione che si pu? affermare la nascita di un ?popolo?: una identit? collettiva nuova, che raggruppa tutti gli individui, senza annullarli, essendo tale collettivit? qualcosa di distinto dalla loro somma.

Il popolo, per funzionare come tale, deve essere definito tanto all?esterno - ovvero riconosciuto come tale dai suoi pari ? quanto al suo interno, rendendo partecipe ognuno dei suoi membri, coscientemente e senza alcuna crepa, della identit? collettiva.

di Rav Pinhas Punturello

I motivi per i quali le parole di libert? proclamate da Mosh? non sono ascoltate dai ben? Israele sono definiti in Esodo 6, 9 come ?duro lavoro e respiro corto?: ?E disse Mosh? cos? ai ben? Israel, ma essi non lo ascoltarono a causa del duro lavoro (avod? kash?) ed il respiro corto (kotzer ruach).?

Nelle note in ladino dell?edizione del Chumash di Pisa del 1771 cos? ? commentato il senso del kotzer ruach: ?Cortidad de espirito?.

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Ramban interviene immediatamente con il suo commento e ci assicura che i ben? Israel non mancavano di fede, ma non riuscivano ad ascoltare le parole di Mosh? e la speranza di libert? perch? erano schiacciati dal peso della loro realt? di schiavit?, vivevano nella paura, con il respiro corto di quello che sarebbe potuto loro accadere in schiavit?: erano schiavi nella realt?, ma anche schiavi della loro percezione della realt?. In altre parole avevano perso la capacit? di guardare oltre la loro disperazione.

Or HaChaim, Rabbi Chaim ben Attar, coglie il senso di questa disperazione reale ed identitaria e lo porta ad un livello diverso. I ben? Israel avevano un respiro identitario corto perch? avevano perso il loro legame con la Tor?, con la fonte della nostra storia e della nostra identit? spirituale e quotidiana. La Tor? amplia il cuore dell?uomo afferma l?Or HaChaim ed i ben? Israel avendo perso il proprio legame quotidiano con la Tor?, avevano perso la capacit? di avere un cuore ampio oltre gli stretti confini della schiavit?.

Sforno aggiunge che i ben? Israel non riuscivano a porre il loro cuore nella giusta prospettiva per osservare la realt? dei fatti.

di Rav Eliahu Birnbaum

La Tor? nella sua completezza, con tutte le mitzvot, leggi pratiche e teoriche, fu donata al popolo di Israele solo nel momento in cui esso arriv? ai piedi del Monte Sinai, ma quattro mitzvot furono imposte precedentemente. Il primo precetto fu quello del ?pru urb??, siate fertili e moltiplicatevi, comandato da Dio stesso ad Adamo ed Eva, in seguito venne il ?brit mil??, il patto stabilito tra Dio e Abramo per tutte le generazioni successive, attraverso la circoncisione, poi il ?guid hanashe? (la proibizione di mangiare il nervo del muscolo posteriore degli animali) ed in questa nostra parasha, per ultimo, il popolo di Israele riceve l?ordine di compiere il ?korban pesach?, ovvero il sacrificio di un agnello, prima di rompere il laccio della schiavit? ed il legame con l?Egitto.

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A ciascun membro del popolo di Israele ? dato questo precetto che comporta una autentica sfida: l?agnello, animale sacro per gli egiziani, doveva essere preso, custodito per tre giorni in casa di ogni ebreo e sacrificato davanti allo sguardo degli egiziani. Alla fine, il rituale prevedeva anche l?obbligo di consumare tutta la carne dell?agnello e per questo era necessaria la partecipazione di varie famiglie ebraiche ad ogni sacrificio.

A partire dal korban pesach nasce la simbologia della mensa ebraica come elemento di coesione religiosa e culturale. La famiglia ebraica si siede intorno alla tavola e il nutrimento che lo spirito riceve non ? minore di quello che riceve il corpo con il cibo che viene ingerito.

Rav Pinchas Punturello W21232L?espressione grammaticale che accompagna un comando, in ebraico si poggia sul pronome personale rispetto a chi si rivolge il comando stesso. Per questo motivo troviamo sia nella parash? di Noach che nella parash? di Lech Lech?, il brano in Genesi 12, 1 che ci racconta della chiamata di nostro padre Abramo da parte di Dio, l?espressione ?lech?? per te, con sensi e conseguenze profondamente diversi. In Noach, Genesi 6, 14, Dio gli comanda di fare ?per s?? (??? ?? ??? ??? ???? ?Fai per te un arca??) un arca, un luogo di salvezza chiuso al mondo esterno dove la salvezza sarebbe s? giunta, ma sarebbe comunque stata un elemento indifferente al resto dell?umanit? e del destino al quale andava incontro rispetto al Diluvio incombente. Vero ? che la salvezza di Noach ha significato anche la salvezza del resto del genere umano a partire da lui, ma ? anche vero che questa salvezza ? stata vissuta da Noach suo malagrado, per volont? divina, seguendo un Dio che gli comanda la costruzione dell?arca, gli comanda di entrare in essa e, come ci racconta il Midrash in Bereshit Raba 34 1, sembra quasi che Noach sia chiuso nell?arca come
Rav Eliahu Birnbaum adi_holzer_werksverzeichnis_835_abrahams_opferAbramo, in questo momento della sua biografia, si presenta come un libero pensatore che pu?, con onest?, rifiutare le concezioni di vita della maggioranza della popolazione della sua epoca: un uomo coraggioso, anticonformista, che non si arrende al conformismo e non ha paura di confrontarsi con il mondo culturale e sociale in cui ? inserito. Abramo ? al tempo stesso un guerriero ed un uomo che si prodiga per la propria famiglia, per il prossimo e per la societ? intera. Si tratta di un uomo eccezionale che si pone dilemmi e domande perch? vuole capire. Ci troviamo, in un primo tempo, di fronte all?episodio nel quale appaiono tre sconosciuti che attraversano la terra di Abramo ed egli li implora che accettino la sua ospitalit?. La sua ospitalit? ? assolutamente spontanea in quanto per lui sarebbe stato profondamente innaturale non offrire cibo e riposo a coloro che passavano nei pressi della sua dimora. La necessit? di giustizia e la vocazione nel servire gli altri sono presenti in tutti i momenti cruciali della sua vita. In questa parash? Dio ha deciso di distruggere le citt? di Sodoma e Gomorra ed Abramo lo interroga: ?Per caso il Giudice supremo non far? giustizia?? e, per cos?, dire lo sfida a rispondere circa i cinquanta giusti che potrebbero trovarsi nella citt?. Lungo il percorso che lo porta a ridurre via via il numero di giusti, Abramo dimostra di preoccuparsi dell?eventualit? che venga commessa un ingiustizia anche soltanto nei confronti di un solo essere umano. Finalmente Dio accetta di perdonare la citt? di Sodoma nel caso in cui vi fossero stati in essa dieci persone giuste. Ma nonostante il dolore che prova, Abramo sa che i disegni divini sono imperscrutabili.
Rav Pinchas Punturello ???? Tipico atteggiamento di un certo mondo ebraico ? la ricerca dell?ychus ( l?albero genealogico o la condizione sociale) prima di procedere all?eventuale scelta di un partner per la vita. In alcuni mondi in israele come fuori di esso, le valutazioni di un compagno o di una compagna passano attraverso le origini della famiglia, sefardita, italiana, ashkenazita, curda, marocchina, laica o religiosa e subito dopo o contemporaneamente si valutano le questioni economiche, le scelte culturali, le parentele eventuali o potenziali. Ovviamente porsi questo tipo di domande o di riflessioni non ? per forza una espressione negativa o classista, ma rischia di diventare una ossessione elitaria quando si perdono di vista i valori ebraici che siamo chiamati a diffondere e costruire attraverso il matrimonio. In questa parash?, ad esempio, la scelta matrimoniale indicata da Avraham ad Eliezer per cercare una sposa per Isacco non passa n? per l?ychus, n? per valutazioni economiche e sociali. Quando Eliezer sceglie Rivka, Rebecca, non lo fa seguendo i canoni della bellezza (Genesi 24,16) sebbene Rivka fosse bella. Certamente Eliezer non scelse i canoni delle relazioni familiari: Rivka era figlia di Betuel e sorella di Labano, parentele non proprie tra le pi? elevate spiritualmente e tra le pi? limpide, sebbene Rivka fosse comunque figlia della famiglia di origine di Abramo e non cananea, prerequisito essenziale per diventare moglie di Isacco. Se da un lato abbiamo la necessit? di una scelta ?nazionale? per il futuro matrimoniale del nostro popolo, dall?altro la scelta nazionale non deve porsi limiti oltre quelli stabiliti dalla halach?.
Rav Eliahu Birnbaum 68p2gjo5kc58godcm6iYaakov fugge dalla casa dei suoi genitori per il timore della vendetta di suo fratello Esav e cammina fino al confine della terra di Canaan. Al calar della notte decide di pernottare e continuare il suo cammino al mattino successivo, appoggia la sua testa su una pietra e dorme e sogna?. Questo sogno di Yaakov ? uno dei capitoli di maggiori ampiezza e profondit? simbolica dell?intera Tor?. L?ingegno e le capacit? intellettuali di molti rabbini hanno ?giocato? con la quantit? e la originalit? delle interpretazioni che si possono dare a questo momento onirico di illuminazione. Questo sogno, con le sue diverse esegesi, si configura come una delle colonne della Cabal?, l?interpretazione che studia e pratica i misteri della Tor?. ?Giacobbe part? da Beersheva e si diresse verso Charran. Capit? cos? in un luogo, dove pass? la notte, perch? il sole era tramontato; prese una pietra, se la pose come guanciale e si coric? in quel luogo. Fece un sogno: una scala poggiava sulla terra, mentre la sua cima raggiungeva il cielo; ed ecco gli angeli di Dio salivano e scendevano su di essa.?