Parash? della settimana

Rav Eliahu Birnbaum Questa parash? d? inizio alla lettura della Tor?, offrendoci l?opportunit? di un nuovo ciclo di studio e di apprendimento dei testi biblici. Bereshit ? il libro della Creazione del Mondo e del primo Uomo cos? come della nascita del primo ebreo. E? il libro nel quale il Creatore si manifesta, dando forma e movimento al suo sguardo tridimensionale sul mondo e generando una creatura primordiale che si caratterizza per essere fatta a Sua immagine e somiglianza: l?uomo ? creativo per definizione, rispetto a colui stesso che lo ha creato. La prerogativa dell?impulso creativo non appartiene a nessuna altra creatura all?infuori dell?uomo. I lavori di tipo creativo compiuti da diverse specie animali sono prevalentemente di tipo utilitaristico e volti a conseguire un vantaggio immediato: gli animali possono costruire una tana ed accumulare cibo per l?inverno, ma la loro creazione non supera i limiti della soddisfazione dei bisogni basilari. L?uomo creato ?ad immagine e somiglianza? del suo Creatore, ? spinto verso una vita di costante azione e creazione. L?uomo rispecchia il suo Dio nella creazione, nella costruzione, nella formazione e nell? azione che attua nel corso di tutta la sua vita.

Rav Pinchas Punturello E? famoso il confronto che fa Rashi tra No? ed Abramo giocando con le parole del versetto che presenta No? come ?giusto nella sua generazione? ( Genesi 6, 9) cosa che pu? essere interpretata a suo favore, come giusto nonostante la corruzione della...

di Rav Eliahu Birnbaum Questa parash? contiene uno dei passaggi pi? significativi della Tor? da cui possiamo imparare quale debba essere il comportamento dell?ebreo in esilio. Yosef era giunto in Egitto come schiavo e, dopo sofferenze ed ingiustizie, arriva a conquistare la posizione pi? potente in quella nazione: da schiavo umiliato diventa un principe, un uomo temuto e rispettato da tutti. E? la prima realizzazione che troviamo nella nostra tradizione, del sogno che ogni emigrante nasconde in s?, allorch? comincia ad integrarsi in una nuova societ?. Joseph-bro   Fino alla fine della parash? precedente, Yosef era sempre stato descritto come un sognatore; ora diventa un amministratore efficiente, freddo e calcolatore. Solo ora, quando Yosef si rivede con i suoi fratelli, possiamo percepire la profondit? delle sue emozioni, che in qualche modo ci rimandano al Yosef che abbiamo gi? conosciuto. I fratelli di Yosef giungono in Egitto cercando provviste. L?atteggiamento di Yosef nei loro confronti ? distante, severo, in alcuni momenti, vendicativo. Per cominciare li accusa di spionaggio e pretende come prova della loro innocenza la presenza di Biniamin, il suo fratello minore, l?unico figlio della sua stessa madre, Rachel. Uno dei suoi fratelli ? rimasto in Egitto come ostaggio mentre gli altri sono ritornati da Canaan con Biniamin. All?arrivo di questi Yosef fa nascondere tra i suoi effetti personali una coppa del palazzo; in seguito la scopre, lo accusa di furto, tradimento, ingratitudine e ordina di incarcerarlo. Durante tutti questi avvenimenti vediamo un Yosef distante dalla sua famiglia, estraneo, indifferente, che in certo qual modo, cerca vendetta per le amarezze del passato. Il vincolo familiare gli sembra irrilevante, come se il legame di sangue, la vicinanza fisica vissuta durante l?infanzia, non fossero una ragione sufficiente per una profonda solidariet? e fraternit? nel presente.

di Rav Eliahu Birnbaum

Non ? irrilevante, in un?epoca nella quale non abbiamo il Bet HaMikdash, studiare i particolari della Tor? circa la costruzione ed il funzionamento del santuario. Il concetto ebraico riguardante il santuario ? inevitabilmente legato alla concezione ebraica del ?luogo?: il luogo nel quale si offre ci? che si possiede, uno spazio sacro nel quale ci si consacra per quello che si ?. Al di l? della distanza storica e, conseguentemente, psicologica che ci separa dal Mishkan e dalle regole relative alle offerte ed ai sacrifici, ? necessario studiare il Mishkan, il santuario che i nostri antenati hanno costruito nel deserto, perch? quelle pagine della tor? contengono una infinit? di insegnamenti che conservano intatto il loro valore fino ai nostri giorni.

TabernacleComplete1a

Il Mishkan non era solo il centro della convergenza delle offerte rituali, bens? il fondamento della memoria del popolo. Un centro spirituale il cui scopo e la cui missione erano quelli di mantenere viva nel popolo di Israele la coscienza dei suoi legami e degli obblighi acquisiti ai piedi del monte Sinai. Il Mishkan era un santuario che il popolo portava con s? ovunque si recasse. Non ? Dio a richiederlo ma sono gli uomini, perch? sono stati loro a costruirlo quale strumento di comunicazione tra ci? che ? puramente spirituale e l?esistenza quotidiana, umana, temporale.

Il Mishkan ? una concessione di Dio alla natura dell?uomo: Colui che ci ha redenti ha concesso alle nostre debolezze un elemento che ci ricordi i nostri obblighi trascendentali.

Il Mishkan include, a sua volta, quasi tutti gli elementi che ritroviamo nello spazio chiuso di una casa: un tavolo, un arca o armadio, un lavabo, un candelabro?; tutto, al di fuori degli spazi e degli elementi nei quali risposare, ? comune sia all?arredo di una casa qualunque che alla ?Casa? di Dio. Questa similitudine ci insegna che ogni casa, ogni abitazione, deve e pu? ? nella concezione ebraica -?? tendere ad imitare un santuario. Il ?baal habait?, il padrone di casa deve fare in modo che la sua casa abbia lo stesso grado di purezza, di spiritualit?, di propensione alla giustizia, etc. del Mishkan. All?inverso l?equiparazione fisica tra il santuario e la comune dimora ci insegna che l?uomo pu? e deve sentirsi nel Mishkan come se fosse a casa propria.

di Rav Pinhas Punturello

Il tempo del ritardo di Mosh? che ? stato fonte di panico per gli antichi ebrei in attesa del loro maestro ai piedi del monte Sinai, ? stato di sole sei ore secondo l?interpretazione dei maestri del Midrash.

In sole sei ore il popolo cade in preda al panico e perde se stesso e la missione per la quale era stato liberato.

Huacachina-Desert-Oasis

Nel piccolo vuoto temporaneo che si era creato il popolo ha un disperato bisogno di un capo, la psicologia della massa ha una necessit? assoluta di una guida anche se fittizia ed inutile come quella del vitello d?oro.

Di fronte alla paura dell?assunzione delle proprie responsabilit? ci sono persone e gruppi umani che preferiscono la delega ad altri piuttosto che l?azione in nome proprio, poco importa se il delegato sia un fantoccio creato con le nostre mani come una statua forgiata con il nostro oro.

In maniera veloce ed impressionante il popolo in preda all?angoscia, per altro inutile, si rivolge ad Aaron e chiede una nuova guida incurante del fatto che la loro nuova guida potrebbe essere lo stesso Aaron, fratello di Mosh? e futuro Cohen Gadol, Sommo Sacerdote. Una sostituzione naturale oltre che autorevole e di grande valore.

Rav Eliahu Birnbaum 929478-5Questa parash? ci mostra il popolo di Israele che esperimenta diverse frustrazioni, a causa delle quali protesta e si lamenta davanti a Dio. In un uno di questi casi il popolo vive un senso di ?vuoto? senza che vi sia alcun motivo particolare. E? la percezione di tale vuoto che provoca un lamento che ? fine a se stesso. La Tor? ci racconta, in questo caso, che Dio reagisce incendiando parte dell?accampamento. L?altro caso ? ben differente. Il popolo vive una necessit? concreta e reclama: ?Chi ci dar? carne per mangiare?...Ci manca il pesce??. Non ? che Il popolo abbia fame, perch? con la manna riesce a gustare tutti i sapori che desidera, ma si sente stufo di mangiare sempre la stessa cosa. Di fronte alla lamentela per una mancanza concreta, indipendentemente dalla sua validit?, Dio soddisfa la richiesta del popolo e gli invia carne da mangiare. Questi due casi sono una porta che si apre, attraverso cui comprendiamo le circostanze nelle quali ? valido reclamare. La Tor? non si oppone all?uomo che si lamenta, che critica e reclama, purch? abbia una ragione specifica e concreta per farlo. In varie occasioni il popolo di Israele si ? lamentato davanti a Dio ed Egli ha accettato le sue lamentale. La Tor? ci fa notare che anche Abramo si lament? di fronte al Creatore, cos? come, pi? volte, si lament? lo stesso Mosh?. La situazione acquisisce una diversa valenza e diviene problematica quando ci si lamenta a vuoto, senza un motivo apparente, quando ci si lamenta e si piange senza un perch?. A volte ci si lamenta idealizzando le situazioni, alienandosi dalla realt?. Non si ? coscienti di ci? che accade effettivamente intorno a s?, si chiudono gli occhi e, con essi, si chiude anche la possibilit? di comprendere le ragioni della propria lamentela. In questo modo, l?ambiente negativo, lontano da essere causa di tristezza e di lamentela, risulta essere la sua conseguenza.
  In questa Parash? il popolo di Israele continua a vivere nel deserto sperimentando diverse crisi che dimostrano che se non si supera mentalmente la condizione di schiavo non si pu? divenire liberi. Ad un certo punto viene a mancare l?acqua e le persone e gli armenti soffrono la sete. In questo specifico momento appare, come per altre volte, il fantasma del passato: ?E perch? ci hai fatto uscire dall?Egitto, per portarci in questo luogo che non ? un luogo ricco di fichi, vite e melograno e dove non c?? acqua da bere.? Alla presenza di una difficolt? il popolo dimentica nuovamente che in Egitto il cibo non era assicurato, dimentica che il prezzo per esso era la schiavit?. Mosh? ricorre un?altra volta a Dio. Dio gli dice di usare la parola come strumento per far scaturire l?acqua da una roccia. Mosh? non si attiene alle indicazioni ricevute. Non ci ? chiaro perch? lo faccia, per?, invece di parlare alla roccia la colpisce per ben due volte. Dio giudica l?azione di Mosh? come una profanazione: ?non ebbero fede in me per santificarmi di fronte gli occhi dei figli di Israele?? e condanna Mosh? ad un castigo terribile. Mosh?, colui che fece uscire il popolo dalla schiavit?, che sogn? e fece sognare la terra di Israele, non potr? entrarvi, dovr? morire senza vederla per non aver permesso che il flusso improvviso dell?acqua fosse un atto di santificazione di Dio ed un atto di fede. Questo episodio ? uno tra quelli che hanno suscitato maggior inquietudine nei commentatori della Tor?. In cosa consiste l?immensa gravit? del peccato per il quale Mosh? ha ricevuto tanto castigo?
di Rav Pinhas Punturello  

? E queste sono le leggi che tu porrai davanti a loro??Esodo 21,1.

La grande ed epica esperienza della rivelazione sul Sinai attraverso la promulgazione dei Dieci Comandamenti costituisce, paradossalmente, un pericolo per il popolo ebraico e per l?uomo di fede in genere.

Il pericolo risiede nel fatto che quel momento elevato pu? essere interpretato come onnicomprensivo di tutti gli obblighi religiosi e morali, in poche parole l?uomo di fede potrebbe pensare che nei Dieci Comandamenti ci sia tutto quello che serva per seguire un percorso religiosamente e moralmente valido.

Sunrise-over-desert.jpg.1145x0_q71_crop-scale

La parash? di Mishpatim nega totalmente questa ipotesi e questo approccio e proponendoci i dettagli di un comportamento morale e pratico afferma con forza che per essere un uomo con una morale non basta osservare i Dieci Comandamenti, n? tantomeno questa pu? essere la totalit? degli obblighi religiosi dell?uomo ebreo. La Vav che collega le due parashot, quella congiunzione grammaticale, ? un segno di unione tra un giusto livello spirituale ed un corretto comportamento morale. Un comportamento che ha bisogno di rivolgersi ad un uomo libero e non schiavo. Se il popolo di Israele avesse ricevuto la Tor? prima dell?uscita dall?Egitto, questo avrebbe rovinato il progetto divino, per il quale lo scopo della Tor? coincide con quello della libert?. Lo scopo della libert? ?, infatti, quello di aiutare l?uomo a raggiungere un livello di moralit? in maniera autonoma. La Tor? non ? altro che una ricetta dell?Eterno, attraverso la quale, l?uomo raggiunge il proprio obbiettivo, diventando in questo modo degno della sua immagine e somiglianza di Dio.

La parashat di Mishpatim ci pone di fronte ad una serie di leggi collegate con la vita: tra l?uomo ed il suo prossimo, tra l?uomo e la societ?, tra l?uomo e Dio, cose che unite insieme sono la base della religione ebraica.

?D? ai figli di Israele che mi prendano un?offerta per tutti gli uomini che diano di cuore? ordina Dio a Mosh?. ?Offerte di argento, di rame, di lana tinta?e mi costruiranno un santuario?? Verrebbe spontaneo chiedersi: ?Per quale motivo Dio ha bisogno che il popolo partecipi e contribuisca alla costruzione del santuario?? Ma, come accade di solito quando si ricercano risposte semplici, una tale domanda confonderebbe il tema con la risposta. Non ? Dio che ha bisogno della collaborazione n? ha bisogno di santuari, ma sono il popolo e i singoli individui che lo compongono, che ne hanno bisogno, che di fatto soffrono per la mancanza di elementi materiali a cui aggrapparsi, di azioni che tendano a rafforzare una coesione e che li identifichino come gruppo esistente.

La collaborazione economica di ogni individuo ? stata sempre e continua ad essere un mezzo efficace per valutare ed eventualmente consolidare il livello di impegno delle persone con l? identit? collettiva alla quale appartengono. Questo impegno che deve essere costantemente riaffermato, ?ognuno secondo le sue possibilit??, in modo che si possa stabilire una comunicazione del gruppo con il Creatore, in modo che sia tangibile la possibilit? di dialogo tra un intero gruppo umano ed il suo Redentore.

Non ? sufficiente il ?naase venishma? il ?faremo e ascolteremo?, pronunciato ai piedi del Monte Sinai, occorre una prova che renda percettibile lo sforzo collettivo attraverso il quale rendere palese l?impegno di ogni membro della congregazione.

ansiedad-claves Rav Eliahu Birnbaum Prima di salire sul Monte Sinai, Mosh? avverte il popolo di Israele che vi rester? per quaranta giorni e quaranta notti, ovvero per il tempo in cui il Creatore gli doner? la Tor? che egli dovr? insegnare al Suo popolo. ?E Mosh? tard??? dice la Tor? ed il Talmud interpreta che il ritardo fu di non pi? di sei ore: secondo il calcolo del popolo Mosh? avrebbe dovuto discendere all?alba, invece non apparve fino alla met? del giorno. Furono sufficiente sei ore fugaci per fare in modo che si consumasse una delle pi? grandi tragedie spirituali della storia del popolo di Israele. Avendo necessit? di sicurezza, un popolo che conservava la propria indole di schiavo, dovette crearsi una divinit? priva di volont? propria, che agisse su comando di coloro che l?avevano creata, fingendo di governare ed indirizzare.