Parash? della settimana

Ogni cultura concepisce forme diverse di relazione ed impegno tra le persone e le istituzioni. Noi ci rapportiamo alle persone ed alle istituzioni, per iscritto o oralmente, sia attraverso le emozioni, che l?intelletto, che la legge. In questa parash? la Tor? pone di fronte a noi una formula diversa di impegno: il Patto. Il Patto che formula la Tor? prevede la necessit? di due parti, chiaramente differenziate ed obbligatoriamente presenti, che accettano il patto in modo esplicito. Da un lato abbiamo Dio, dall?altro il popolo di Israele composto da persone che, nel momento in cui viene stipulato il Patto, si rivolgono a Dio al singolare come se fossero un unico individuo. Il patto si realizza sempre tra due parti che mantengono la loro indipendenza ma che non sono obbligatoriamente uguali o reciprocamente equivalenti. Il concetto di Patto ? applicabile al rapporto tra Dio e l?uomo, a quello di un uomo con sua moglie, a quello tra due uomini o a quello tra istituzioni con usi ed ideologie differenti: due uomini o entit? ?uguali? non hanno bisogno di un patto. Sarebbe inutile fare un patto con se stessi.
? Se vedi tra i prigionieri una donna di bell'aspetto e ti piace tanto da volerla prendere per tua moglie,?la condurrai a casa tua, ed ella si rader? il capo e si taglier? le unghie, si lever? la veste di prigioniera, abiter? in casa tua e far? cordoglio per suo padre e sua madre un mese intero; poi entrerai da lei, e sarai suo marito e lei tua moglie.? (Deuteronomio 21, 11-13) La Tor?, nella parash? di Ki Tez?, apre alla terribile ipotesi che un soldato possa invaghirsi di una prigioniera di guerra. Conoscendo profondamente l?animo e gli istinti umani la Tor? non nega la natura dell?uomo, non fugge nemmeno di fronte ai suoi pi? bassi istinti, ma proprio perch? non li nega entra prepotentemente nell?orizzonte umano per portare quegli istinti ad un livello diverso, verso una reale sacralit?.
Il senso profondo del proprio cammino e l?onest? verso le proprie origini permeano profondamente l?apertura della parash? di Ki Tavo. La cerimonia dell?offerta delle primizie, bikkurim, che si portavano al Tempio e si consegnavano al cohen era accompagnata da una dichiarazione che era allo stesso tempo un preghiera di ringraziamento, un momento di onest? identitaria e la presa di coscienza dei propri limiti umani. Deuteronomio 26, 4: ?Allora il sacerdote prender? il paniere dalle tue mani e lo deporr? davanti all'altare dell'Eterno, il tuo DIO; e tu rispondendo dirai davanti all'Eterno, il tuo DIO: "Mio padre era un Arameo sul punto di morire; egli scese in Egitto e vi dimor? come straniero con poca gente, e l? divent? una nazione grande, potente e numerosa. Ma gli Egiziani ci maltrattarono, ci oppressero e ci imposero una dura schiavit?. Allora gridammo all'Eterno, il DIO dei nostri padri, e l'Eterno ud? la nostra voce, vide la nostra afflizione, il nostro duro lavoro e la nostra oppressione. Cos? l'Eterno ci fece uscire dall'Egitto con potente mano e con braccio steso, con cose spaventose e con prodigi e segni; ci ha poi condotti in questo luogo e ci ha dato questo paese, paese dove scorre latte e miele. Ed ora, ecco, io ho portato le primizie dei frutti del suolo che tu, o Eterno, mi hai dato!".

Nella parasha' di questa settimana affrontiamo la difficile mitzva' della vacca rossa, l'animale le cui ceneri sarebbero servite per purificare coloro che si sarebbero trovati in un stato rituale di impurit? per motivi diversi tra i quali il lutto per un parente prossimo. I nostri...

di Rav Eliahu Birnbaum

Questa parash? comincia con un riassunto delle regole relative alla costruzione del Mishkan, il santuario ebraico nel deserto. Sorprende che la prima mitzv? che viene menzionata sia niente meno che quella dell?attenzione allo Shabbat, la proibizione del lavoro nel giorno settimanale di riposo.

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Il Mishkan aveva lo scopo di essere un centro spirituale, doveva essere lo spazio sacro che accompagnava Israele ovunque il popolo si trovasse. Lo Shabbat, d?altro canto, era il lasso di tempo destinato settimanalmente al sacro.

La Tor? pone varie eccezioni alle proibizioni sabbatiche: lo Shabbat pu? essere profanato in ogni caso per salvare una vita umana e le sue regole sono posticipate per esempio di fronte alla sacralit? superiore dello Yom Kippur. Potrebbe essere logico credere che, per accelerare la costruzione del santuario sarebbe stato anche permessa la profanazione dello Shabbat, considerando che Shabbat e Mishkan condividono una identica missione: elevare l?uomo a Dio. La Tor? insegna invece ci dice che il Mishkan non deve essere costruito di Shabbat e che una mitzv? non annulla un?altra, che una missione sacra non giustifica mezzi profani. In definitiva, in questa parash? ci viene insegnato che il fine non giustifica i mezzi e che il bene pu? trasformarsi in male quando i mezzi per raggiungerlo non sono giusti, onesti, coerenti con tutto il corpo morale e normativo ai quali la vita si deve attenere.

di Rav Yehoshua Ellis La Torah ci ha gi? offerto due Parashot con le istruzioni date a Moshe da Dio su come costruire il Mishkan. Queste istruzioni sono gi? esaustive e chiare, perch? allora abbiamo bisogno di una descrizione pi? realistica dell'atto di costruzione, visto che dopo il controllo Moshe dichiara che gli Israeliti hanno fatto tutto come comandato dal Signore? candle-sticks Prima, quando Dio spiega le questioni legate al Mishkan, subito comanda a Moshe di rispettare Shabbat. Questo ci insegna che gli ebrei non costruivano il Mishkan di Shabbat e quindi possiamo da qui estrapolare quali sono le azioni concrete vietate a Shabbat. E quindi cosa veniamo a sapere di nuovo in questa Parash?? Inoltre, nelle Parashot precedenti il precetto di Shabbat compare subito dopo le istruzioni sulla costruzione del Mishkan, perch? qui allora se ne parla subito all'inizio? Vi ? una discussione riguardo l'ordine cronologico delle diverse parti della Torah. Una delle teorie sostiene che quando Dio ha insegnato a Moshe sul Monte Sinai, prima gli ha spiegato i precetti legati allo Shabbat, e poi gli ha ordinato di costruire il Mishkan, e cos? Moshe ha ripetuto i Suoi insegnamenti, nell'ordine in cui li aveva ottenuti. La seconda teoria sostiene, che la decisione di Moshe di insegnare a Israele sullo Shabbat, prima di dare istruzioni al popolo sulla costruzione del Mishkan, aveva delle motivazioni pedagogiche. Sapeva che parlando al popolo gi? impegnato nei pensieri sulla costruzione del Mishkan, non sarebbe stato ascoltato riguardo ai precetti dello Shabbat. Ambedue le teorie hanno il loro valore e le loro ragioni, ma vi ? qui un insegnamento pi? profondo che dobbiamo imparare.
Rav Eliahu Birnbaum cultura4884_imgIn questa parash? veniamo istruiti sul rispetto con il quale si devono trattare le minoranze che vivono all?interno della societ? ebraica. E ci? vale come esempio per insegnarci il rispetto per le minoranze in generale, cosa che significa parlare dell?inalienabile diritto alla differenza. ?Dio fa giustizia dell?orfano e della vedova e ama lo straniero che vive tra di voi, dandogli pane e abbigliamento. Voi dovrete amare lo straniero perch? voi foste stranieri in Egitto.? E la Tor? in seguito afferma: ? Amerai l?Eterno tuo Dio?? La Tor? si riferisce con questo precetto a tutti coloro che si trovano in una condizione di minoranza o in inferiorit?: l?orfano, la vedova e lo straniero, coloro che appartengono ad un altro popolo o un?altra nazione, che sono fedeli di un?altra religione, che sostengono un?altra idea o appartengono ad un altro schieramento politico: tutti coloro che, in definitiva, sono ?diversi? ma abitano nella stessa terra in cui noi siamo la maggioranza.