Parash? della settimana

La vita del patriarca Yaakov ? segnata dalla costante dicotomia tra i sogni e la realt?. Quando usc? dalla terra di Canaan, sogn? la scala che definiva l?esperienza che avrebbe vissuto fino al suo ritorno, allorch? si confront? con l?angelo divino. Fin dalla sua nascita egli dovette affrontare difficolt? e conflitti, sia interni che connessi col mondo che lo circondava: litiga con suo fratello prima del parto, compra la primogenitura, partecipa all?inganno della benedizione di suo padre, difendendo il suo diritto alla primogenitura acquistata si vede costretto a fuggire verso Haran. L? lavora per quattordici anni nell?azienda di Lavan che lo inganna dandogli come sposa Lea invece di Rachel. Quando finalmente abbandona suo suocero, pieno di tremore ed apprensione va incontro a suo fratello Esav; poi sua figlia Dina subisce violenza, i suoi figli odiano il suo favorito Yosef, il quale ?sparisce? ed alla fine discende in Egitto nel mezzo di una carestia e in quel luogo muore. La vita di Yaakov ? un esempio degno di essere studiato per imparare come si debba reagire allorch? si corre il rischio di essere sopraffatti dalle difficolt? e dai contrattempi. In questo senso possiamo osservare tre modalit? di condotta paradigmatiche:
C?? un oggetto particolare che diventa un elemento di riflessione in questa parash?: la tunica di Yosef. Al versetto 3 del capitolo 37 ? scritto: ?Israel amava Yosef pi? di tutti i suoi figli, perch? era il figlio avuto in vecchiaia, e gli aveva fatto una tunica di lana sottile.? Questa scelta, obiettivamente poco equilibrata, se analizzata dal punto vista educativo di un padre di molti figli, sar? il simbolo dell?odio tra i fratelli e della distanza che si era creata tra di loro. La tunica, in quanto oggetto di un rapporto nato sulla preferenza di Yaakov/Israel, occuper? nello spazio della relazione tra i fratelli un luogo di ossessione, una centralit? sulla quale gli stessi fratelli di Yosef convoglieranno la loro violenza non meno di quanto faranno contro Yosef stesso. Dal versetto 25 in poi, dopo che i fratelli vedono arrivare Yosef e prendono la terribile decisione di ucciderlo, come primo atto tragico lo spogliano della tunica, eliminano in definitiva il simbolo di quell?amore paterno che cos? pubblicamente era stato ingiusto e sopra ogni cosa aveva posto Yosef come primogenito, stando all?interpretazione di Sforno e del Kli Yakar che vedono nella tunica il simbolo della leadership ed il segno del comando.
?In principio Dio cre? il cielo e la terra. Ora la terra era informe e deserta e le tenebre ricoprivano l'abisso e lo spirito di Dio aleggiava sulle acque. Dio disse: ?Sia la luce!?. E la luce fu. Dio vide che la luce era cosa buona e separ? la luce dalle tenebre e chiam? la luce giorno e le tenebre notte. E fu sera e fu mattina: primo giorno.? Questi primi versetti della Genesi sono ben noti al mondo occidentale, sia esso laico che religioso e sono talmente noti da essere recepiti in maniera acritica, mentre invece dovremmo porci la domanda del perch? Dio abbia scelto di iniziare la Creazione proprio con la luce. La luce, nella sua essenza assoluta, ha valore solo se relazionata alla sua utilit?: sono le creature, piante, animali e uomo, che danno un senso alla luce perch? ne recepiscono l?esistenza ed i benefici.
In questa parash? gli abitanti della terra provano ad avvicinarsi a Dio costruendo una grande torre materiale. Ignorando l?impossibilit? di poter superare la distanza fisica tra la creatura ed il Creatore, fanno ricorso all?altezza materiale per potersi avvicinare a Dio: ?Costruiamo una citt? e una torre la cui sommit? giunga al cielo e saremo famosi perch? non saremo dispersi sopra la faccia della terra.? L?ingenuit? della proposta diventa palese nell?ironica reazione del Creatore: ?Scendiamo e confondiamo le lingue perch? non possano pi? intendersi in questo modo.? Dio sembra sorridere di fronte alla pretesa umana di arrivare in cielo attraverso una scala materiale. Questo episodio si ? ripetuto in maniera costante nel corso della storia. Una infinit? di uomini, con modalit? le pi? diverse, ha cercato una gloria trascendente dal materiale, attraverso il potere terreno. Abbiamo cercato senza alcun limite la soddisfazione personale esercitando il potere su altri uomini, ricorrendo a immagini e a discorsi di apoteosi, trionfalistici ed escatologici. E tristemente, ci? accade anche ai nostri giorni. L?obbiettivo che si pongono i costruttori della Torre di Babele sembrava essere totalmente positivo: essi volevano essere uniti, non disperdersi, avvicinarsi al Creatore, raggiungere allo stesso tempo una elevazione spirituale, collettiva ed individuale. Nonostante l?obbiettivo avesse un carattere solo apparentemente positivo, esso fu attuato sulla terra per decisione dello stesso Creatore. Secondo quanto espresso da molti esegeti biblici, il paradosso consiste nel fatto che una torre, un edificio materiale, tende ad essere motivo di separazione e di situazioni conflittuali tra le persone, anzich? essere motivo di unificazione attorno ad un progetto spirituale.
E' la corsa l'elemento che apre e caratterizza questa Parash?. Dio appare ad Abramo subito dopo che egli si ? sottoposto alla circoncisione, l'ora ? calda ed arrivano contemporaneamente tre viandanti, in realt? angeli ed Abramo corre ad accoglierli.18 1?Poi il Signore apparve a lui alle Querce di Mamre, mentre egli sedeva all'ingresso della tenda nell'ora pi? calda del giorno.?2Egli alz? gli occhi e vide che tre uomini stavano in piedi presso di lui. Appena li vide, corse loro incontro dall'ingresso della tenda e si prostr? fino a terra,?3dicendo: ?Mio signore, se ho trovato grazia ai tuoi occhi, non passare oltre senza fermarti dal tuo servo.?4Si vada a prendere un po' d'acqua, lavatevi i piedi e accomodatevi sotto l'albero.?5Andr? a prendere un boccone di pane e ristoratevi; dopo potrete proseguire, perch? ? ben per questo che voi siete passati dal vostro servo".