Parash? della settimana

Dopo la terribile caduta dei dodici esploratori, che tornarono dalla loro ricognizione in Eretz Israel portando una visione parziale, negativa e limitata della terra promessa. Resisi conto del loro errore, avendo fatto teshuva ed avendo accettato la punizione di dover girovagare per quaranta anni nel deserto, gli esploratori e l?intero popolo ebraico, che aveva pianto inutilmente dopo le false notizie sulla terra di Israele, si preparano alla guerra dimostrando di voler conquistare Israele. Moshe sa che non sar? una spedizione di successo (Bemidbar 14, 39-45) ed infatti il popolo ebraico subir? perdite ingenti. E? difficile capire il perch? di questa sconfitta dal momento che sia gli esploratori, sia il popolo ebraico avevano vissuto un profondo percorso di teshuva e di pentimento.
Chi ? Korach? Non una persona qualsiasi ed ? per questo che la sua rivolta, il suo agire contro Moshe ed Aaron e contro la stessa idea di Tor? ? ancora pi? grave di quello che possa apparire. Korach ? il capo della famiglia di Keahat, una della pi? importanti famiglie tra i leviti. Korach aveva un ruolo importante nel dover portare il Mishkan, il tabernacolo nel deserto, Korach era un uomo intelligente. Come ? stato possibile che potesse diventare il leader di una rivolta cos? drammatica e cos? insensata? Il punto ? che l?intelligenza di Korach, cos? come l?intelligenza in genere, non ? un mezzo di sicura difesa dall?errore spirituale, dall?allontanamento da Dio, dal peccato stesso. Korach intelligentemente aveva vissuto la liberazione dall?Egitto, i prodigi che l?hanno accompagnata, la presenza di Dio quasi palpabile di fronte al Mar Rosso, il dono della Tor? e la rivelazione sul Sinai. Eppure tutto questo non ha salvato Korach ed i suoi duecentocinquanta uomini dalla ribellione. Eppure da Korach c?? da imparare. C?? da imparare dalla sua caparbiet?, dalla sua voglia di raggiungere il ruolo di sommo sacerdote, ma non c?? da imparare dall?uso che lui fa della sua intelligenza, dalla strumentalizzazione della Tor? per i suoi scopi, dal suo trascinare gli altri nell?errore e solo per i suoi scopi personali.

Leggiamo nella parash? di questa settimana che un fuoco perpetuo doveva bruciare sull?altare e non doveva mai spegnersi ( Levitico 6,6). Ovviamente non stiamo parlando di un fuoco qualunque ed il Talmud ci insegna che le fiamme avevano la forma di un leone e brillavano...

Levitico 12, 1-8?L'Eterno parl? ancora a Mos?, dicendo: 2??Parla cos? ai figli d'Israele: Se una donna ? rimasta incinta e partorisce un maschio, sar? impura per sette giorni, sar? impura come nei giorni delle sue mestruazioni. 3?L'ottavo giorno si circoncider? la carne del prepuzio del bambino. 4?Poi ella rester? ancora trentatr? giorni a purificarsi del sangue; non toccher? alcuna cosa santa e non entrer? nel santuario, finch? non siano compiuti i giorni della sua purificazione.? E? sempre complicato relazionarsi con il testo biblico e con il senso del suo insegnamento rispetto alla purit? ed all?impurit?. D?istinto noi moderni saremmo portati ad allontanarci dal testo o ad abbandonarlo liquidando il senso della purit? rituale come un retaggio del passato, come una sorta di strana cerimonia sacra che altro non era se non una forma di ritualizzazione di un dettame igienico. Sarebbe facile e sarebbe semplicistico liberarsi di questo dettame biblico e relegarlo tra gli scaffali di ci? che non ci appartiene pi? in quanto figli della contemporaneit?.
?Occhio per occhio, dente per dente?? Esodo 21, 24. Non esiste versetto della Tor? che non sia stato peggio compreso, peggio utilizzato, peggio interpretato di questo. Nel commento a questo passaggio biblico ad opera di Ibn Ezra (in Ebraico ????? ??? ????; Toledo, 1092 ? Calahorra, 1167) egli cita una disputa fra l?interpretazione caraita e quindi letterale del testo, sostenuta da Ben Zuta (Abu-l-Surri ben Zuta, che visse in Egitto nel 900 E.V. ed il grande maestro Rav Saadya Gaon (Sa?adya ben Y?ssef , Dilas, 882 ? Baghdad, 16 maggio 942) Rav Saadya sostiene che non si pu? tradurre il versetto in maniera letterale, perch? una qualsiasi punizione corporale potrebbe essere causa di un danno maggiore rispetto alla punizione stessa. Ben Zuta afferma invece che ? scritto in Levitico 24, 20 che se una persona rende disabile il suo prossimo, lo si punisce alla stessa maniera.