Ebraismo|Parash? della settimana

? Siate Santi, perch? Io, il Signore vostro Dio, sono santo.? Levitico 19,2. E? interessante, in questo versetto, il cambio tra un comandamento al plurale, ?Siate santi, (kedoshim)? e la contestualizzazione, al singolare, di questo stesso comandamento: ?Perch? Io il Signore vostro Dio, sono santo,(kadosh).? Nella sua completezza il versetto recita: ?Il Signore disse ancora a Mos?: ?Parla a tutta la comunit? degli Israeliti e ordina loro: Siate santi, perch? io, il Signore, Dio vostro, sono santo.? Alla santit? unica, inimitabile ed irripetibile di Dio corrisponde un comandamento collettivo che richiama la santit? della comunit?, di tutta la comunit? dei figli di Israele e ci invita ad ulteriori riflessioni. Prima di ogni cosa dobbiamo sottolineare che il termine kadosh, in ebraico, non significa propriamente ?santo? bens? ?consacrato per? e ?separato da?. Comprendiamo con facilit? che nella sua essenza solo Dio pu? essere realmente separato dal reale in quanto Egli stesso ? il Reale e consacrato, ovvero intrinsecamente santo. Per l?umanit?, nel loro essere singoli e soli, la tensione verso la completa sacralit? divina resta una sfida inimitabile ed irripetibile. L?uomo nella propria ricerca spirituale, quando ha provato ad imitare la tensione santa di Dio ha scelto di separarsi dalla societ? per consacrarsi ad un vita di preghiera, ascetica, monastica e questo ? accaduto ed accade sia in Oriente che in Occidente. E? questo il senso del comandamento contenuto in Levitico 19, 2? Leggendo con pi? attenzione ci rendiamo conto che l?ebraismo non chiede all?uomo la separazione dalla societ? e dalla vita comunitaria per poter giungere ad una piena sacralit? e tensione di santit?.
La mitzv? di contare l?Omer occupa un posto non secondario nella parash? di Emor ed al di l? della mitzv? tecnica dell?agitazione dell?Omer, il senso del conteggio e dei giorni da contare porta con s? moltissimi significati. Rambam, Maimonide, scrive nelle Guida dei Perplessi, 3, 43: ?E Shavuot ? il giorno del Dono della Tor?. E per rendere pi? grande questo giorno, si contano i giorni dal primo Moed che lo procede, come colui che aspetta il fedele amato e conta i giorni ed anche le ore: questa ? la motivazione del conteggio dell?Omer dal giorno della nostra uscita dall?Egitto fino al Dono della Tor?, che era di fatto l?intenzione primigenia e lo scopo dell?uscita dall?Egitto come ? detto ? E vi porter? a me? ( Esodo, 19, 4). Per Rambam il conteggio ? legato al giorno finale tra tutti i giorni dell?Omer, cio? Shavuot, e la mitzv? del conteggio prende il suo senso dall?attesa per il giorno in cui celebriamo il dono della Tor?.
Raramente la Tor? stabilisce una relazione lineare di causalit? tra una azione commessa ed un castigo ricevuto. Questa parash? ci racconta di una affezione non dissimile dalla lebbra conosciuta in ebraico come ?tzaarat? che colpisce coloro che incorrono nella calunnia o nella ingiuria ?lashon har??. ??Tzaarat? ? la manifestazione esteriore di devianze intime dell?individuo, della sua indole morale e spirituale. L?individuo che calunnia o ingiuria ? danneggiato, cos? come la societ? che lo circonda, dallo spargere il germe di un male che porta al proprio interno.La sua punizione ? di conseguenza una infermit? che lo obbliga ad allontanarsi dall?accampamento, dal popolo, dalla societ? e lo condanna a restare isolato, in completa solitudine. Il castigo vuole essere una correzione: obbligandolo a restare solo si spera che l?individuo cominci a rendersi conto della necessit? di rapportarsi in maniera armoniosa con la societ?. L?unico al quale si affida la cura del malato di tzaarat ? il cohen, il sacerdote, e non il medico, cosa che riafferma il concetto di infermit? spirituale e non fisiologica.
Al centro di questa nostra parash? di Metzora c?? in maniera simbolica e significativa la bocca, il linguaggio, la parola, la giusta o sbagliata comunicazione. Fonte di grandi berachot, benedizioni, ma anche fonte ed origine della tzaraat, una sorta di malattia epidermica espressione della colpa della maldicenza, la bocca ? l?organo che pi? di ogni altro pu? portare significato alla vita o allontanare da noi ogni benedizione per la vita. Re Salomone nella sua saggezza, nel libro dei proverbi afferma con certezza: ?Colui che sta attento alla propria bocca ed alla propria lingua salva la propria anima dalla tzaarat.? Se quindi nella nostra parash? la tzaarat ? un male fisico, epidermico, legato a precisi sintomi fisici, re Salomone sposta questo disagio ed i conseguenti sintomi fisici interiorizzarli e farli diventare elementi che colpiscono l?anima e non pi? o quantomeno non solo il corpo. Insegnamento, questo, che ? al contempo profondamente arcaico eppure straordinariamente moderno: l?idea che alcuni disagi fisici, alcune sensazioni epidermiche abbiano radici in predisposizioni o atteggiamenti spirituali. Come a dire che tzaarat della pelle in un certo senso trova la propria vera sede di nutrimento e sviluppo nella tzaarat dell?anima. Spesso questa nostra parash? trova il proprio spazio all?interno della liturgia dello Shabbat nei giorni o nelle settimane che precedono la festivit? di Pesach. In maniera sorprendente se associassimo ad ogni organo del corpo una festivit? ebraica non potremmo non legare Pesach al linguaggio, alla bocca che parla (pe-sach) alla comunicazione. Ed ? significativo che l?idea centrale delle mitzvot fisiche che siamo chiamati ad osservare a Pesach passino per la bocca, passino per una kasherut specifica come quella dello sgombro, del non consumo e dell?annullamento del chametz, il lievitato, e dell?obbligo del cibarsi di matzot, il non lievitato.
di Rav Yehoshua Ellis La morte dei figli di Aronne, evento che d? il nome alla nostra Parash? di questa settimana, ? avvenuta nella Parash? Shemin?, due Parashot fa, allora perch? la Parash? di questa settimana porta il titolo "dopo la morte dei figli di Aharon"? Il testo che unisce la Parash? Shemin? alla nostra Parash? non ha nessuna narrazione, si pu? quindi dedurre che le indicazioni date da Dio a Mos? queste settimana, siano state date subito dopo la morte dei figli di Aronne. Nel Talmud Babilonese, Masechet Pesachim, leggiamo del dibattito tra i Rabbini e Rav Shimon Ben Gamliel, su quanto prima di Pesach si debba cominciare a studiare le regole della festa. Rav Shimon sosteneva che si dovesse cominciare due settimane prima della festa, il resto dei rabbini - un mese prima. Indipendentemente da chi avesse ragione, vediamo che lo studio delle regole e procedure legate alla festa, si iniziano non prima di un mese prima. Nadav e Avihu (figli di Aronne) morirono durante la santificazione del Mishkan, il primo giorno del mese di Nissan. Yom Kippur, descritto nella Parash? di questa settimana, cade il 9 del mese di Tishrei. Tra queste due date vi ? un mezzo anno di differenza. Significa quindi che l'indicazione data in questa Parash? ? stata espressa come minimo 5 mesi dopo la morte dei figli di Aronne, allora perch? viene ricordata proprio ora?