Ebraismo|Parash? della settimana

Questa parash? ci mostra il popolo di Israele che esperimenta diverse frustrazioni, a causa delle quali protesta e si lamenta davanti a Dio. In un uno di questi casi il popolo vive un senso di ?vuoto? senza che vi sia alcun motivo particolare. E? la percezione di tale vuoto che provoca un lamento che ? fine a se stesso. La Tor? ci racconta, in questo caso, che Dio reagisce incendiando parte dell?accampamento. L?altro caso ? ben differente. Il popolo vive una necessit? concreta e reclama: ?Chi ci dar? carne per mangiare?...Ci manca il pesce??. Non ? che Il popolo abbia fame, perch? con la manna riesce a gustare tutti i sapori che desidera, ma si sente stufo di mangiare sempre la stessa cosa. Di fronte alla lamentela per una mancanza concreta, indipendentemente dalla sua validit?, Dio soddisfa la richiesta del popolo e gli invia carne da mangiare. Questi due casi sono una porta che si apre, attraverso cui comprendiamo le circostanze nelle quali ? valido reclamare. La Tor? non si oppone all?uomo che si lamenta, che critica e reclama, purch? abbia una ragione specifica e concreta per farlo. In varie occasioni il popolo di Israele si ? lamentato davanti a Dio ed Egli ha accettato le sue lamentale. La Tor? ci fa notare che anche Abramo si lament? di fronte al Creatore, cos? come, pi? volte, si lament? lo stesso Mosh?. La situazione acquisisce una diversa valenza e diviene problematica quando ci si lamenta a vuoto, senza un motivo apparente, quando ci si lamenta e si piange senza un perch?. A volte ci si lamenta idealizzando le situazioni, alienandosi dalla realt?. Non si ? coscienti di ci? che accade effettivamente intorno a s?, si chiudono gli occhi e, con essi, si chiude anche la possibilit? di comprendere le ragioni della propria lamentela. In questo modo, l?ambiente negativo, lontano da essere causa di tristezza e di lamentela, risulta essere la sua conseguenza.
Il suggerimento per la parash? di questa settimana non nasce autonomo nella mia mente: ? stata la riflessione femminile di mia moglie, ??''?, che me lo ha suggerito, perch? a volte, sguardo maschile e sguardo femminile possono essere molto distanti. Noi non ci stupiamo del fatto che tutte le persone coinvolte nella tragica spedizione voluta da Mosh? e raccontata nella parash? di Shelach Lech? sono uomini. Uomini i capi trib?, uomini gli attori principali dei dialoghi, uomini sono le spie che tornano e che raccontano di una terra s? bella e rigogliosa, ma impossibile da conquistare e che ?mangia i suoi abitanti?, e maschili sono le prime lacrime di disperazione nonostante la promessa ed il sostegno divino. Questo mondo maschile far? pagare al popolo ebraico la propria sfiducia con quaranta anni di cammino punitivo nel deserto. Nella Haftar? che accompagna la parash? compare invece una donna: ? Rachab che accoglie e nasconde le spie inviate da Giosu? per cogliere i punti deboli di Gerico e che ? sicura che Dio accompagner? Israele nella sua conquista. Sorge spontanea la domanda: se in un mondo pi? attento al femminile la spedizione di Mosh? fosse stata guidata da donne? Avremmo avuto lo stesso risultato? Avremmo avuto una stessa descrizione di Israele, piena di timori, angosce e terrori infondati? Avremmo pianto le stesse inutili lacrime? La storia non si fa con i se, ma possiamo cogliere una risposta citando un altro passo della Tor?.

Qual?? stata la vera colpa di Korach? Perch? fallisce il suo movimento popolare contro Mosh? ed Aaron? In fondo Korach non aveva tutti i torti, almeno in teoria. Il suo movimento di protesta parte da un assunto: Moshe ed Aaron avevano concentrato troppi incarichi nelle...

?Non ingannerai il tuo prossimo? questo ? il comandamento di questa parash? che immediatamente aggiunge, attestando la provenienza della noma: ?Io sono Dio.? Nella Tor? il concetto dell?inganno ha un significato molto ampio: per la morale ebraica l??inganno?, in tutte le sue forme, che sia volontario o meno, che sia legalmente giustificabile o anche solo una deformazione della realt?, significa defraudare un'altra persona. Per la Tor? ingannare il prossimo significa approfittare dell?ignoranza di qualcuno su un determinato tema, per esercitare una illecita influenza materiale, spirituale o morale. Il Talmud cita a titolo di esempio una persona che, a un certo punto della sua vita, si avvia su una cattiva strada, ma dopo se ne pente e torna su quella buona: ? considerato ?inganno nei confronti del prossimo? anche il solo ricordare ad altri il suo comportamento precedente. Nei confronti di un convertito ? proibito menzionare qualcosa che si riferisca in modo offensivo alla sua precedente condizione di gentile. Allo stesso modo ? proibito attribuire le disgrazie di colui che siede in lutto al suo comportamento personale, facendo aumentare l?intensit? delle sue sofferenze.