Ebraismo|Parash? della settimana

Seguendo le tematiche di tutto il libro di Devarim, che riguardano lo sviluppo di una societ? ideale in terra di Israele, questa parash? si chiede di cosa abbia bisogno un gruppo di persone per acquisire il carattere di ?societ??. E? forse sufficiente parlare la stessa lingua, abitare in spazi contigui ed avere referenti comuni? La Tor? risponde enumerando i capisaldi che sosterranno una societ? armonica, colonne su cui ci si appogger? per crescere e per dirimere i propri conflitti, per applicare la giustizia e per condividere e realizzare sogni ed ideali comuni. ?Giudici e poliziotti porrai per te in tutte le citt? che l?Eterno tuo Dio assegner? alle tue trib??. In primo luogo, una societ? richiede una Legge, un potere Giudiziario, Giudici che distinguano tra il compimento e la trasgressione, che siano capaci di interpretare la Legge, di applicarla in ogni contesto e di creare una giurisprudenza partendo da essa. Nel corso della storia ebraica ci sono stati tribunali magnifici ed in talune occasioni, come nell?epoca in cui viviamo, il ruolo dei giudici ? stato svolto da filosofi, studiosi e rabbini. La sostanza prevale sulla forma: pu? esercitare la giustizia solo colui che, pi? degli altri, dedica la sua vita alla sapienza ed alla santit?.
La successione a Mosh? nella leadership di Israele ? il tema centrale di questa parash?. Mosh? sa che sta per morire e chiede a Dio la scelta di un successore che guidi il popolo quando egli non ci sar? pi?. ?E rispose Mosh? all?Eterno: Designa o Eterno, Dio degli spiriti di ogni carne, un uomo che diriga la congregazione, un uomo che possa portarla, accompagnarla e condurla, perch? il popolo di Israele non resti come un gregge senza pastore.? Mosh? non si preoccupa per se stesso ma per il popolo, gli d? angoscia la possibilit? che esso si ritrovi senza un leader che lo possa guidare. Mosh? conosce il popolo, lo ha guidato per quaranta anni. Adesso prega Dio di scegliere, in vita, colui che gli succeder? in questa missione tanto difficile. Mosh? vuole partecipare alla scelta del nuovo leader, vuole assicurarsi che si tratti di qualcuno che sia adatto alle necessit? del popolo, vorrebbe poterlo istruire e prepararlo, affinch? l?immane sforzo compiuto in tutti questi anni non sia stato vano e non se ne perdano i risultati a causa di qualcuno non idoneo a proseguire il cammino intrapreso.
A questo punto del racconto biblico ci ritroviamo con una crisi che riguarda non gi? il passato bens? il presente ed il futuro del popolo di Israele. La Transgiordania ? gi? stata conquistata. Il popolo di Israele si appresta ad attraversare il fiume Giordano per entrare nella terra promessa e conquistarla. In questo preciso momento due tra le trib? chiedono a Mosh? di non passare il Giordano: preferiscono stabilirsi nel luogo in cui si trovano e chiedono che venga gi? loro assegnata una porzione nella terra di Israele. ?Se abbiamo grazia ai tuoi occhi, ti chiediamo che sia data questa terra ai tuoi servi in eredit? e non ci sia fatto passare il Giordano.? Con grande delicatezza e amabilit? presentano la loro richiesta, che tuttavia implica la loro separazione del resto del popolo. Alieni dalla santit? della terra di Israele, sembrano concepire la terra unicamente come un fattore economico: ?Questa terra ? giusta per gli armenti ed i tuoi servi hanno armenti.? Questo ? il loro argomento.
Moshe si trova davanti al popolo, che ha guidato durante gli ultimi 40 anni e del quale si ? preso sempre cura. Adesso, prima di attraversare il Giordano, l'unica cosa che ci tramanda ? un rimprovero. Per 40 anni Moshe ha curato tutte le necessit? del suo popolo, cos? tante volte ci ha difeso dalla collera di Dio! E ora, alla fine della sua vita, non ci pu? nemmeno incoraggiare un po'? Anche l'Haftar? di questa settimana continua con questo tono e leggiamo i rimproveri di Isaia. Cosa abbiamo fatto per meritare tutto ci?? Siamo adesso in un periodo di lutto, che precede il giorno di Tisha beAv, che ricorda la distruzione dei due Tempi. Questo ? lo Shabbat Hazon, lo Shabbat della Visione. Rav Itzhak di Berdyczow ci insegna, che se qualcuno lo merita, ricever? proprio in questo giorno la visione del Terzo Tempio. La distruzione del Tempio ? una perdita che ci tocca ancora. La piangiamo tutti i giorni e chiediamo la ricostruzione in tutte le nostre preghiere. Ma per quanto sia tragica questa distruzione, il nostro popolo non si ? mai arreso, e non ha mai smesso di adempiere al suo compito di mostrare la luce Divina al mondo.
Il popolo di Israele si appresta ad attraversare il Giordano e ad entrare nella Terra promessa. In quel luogo la sua vita cambier? e si dovr? confrontare con sfide mai conosciute prima. Questo ? il momento culminante di tutto il percorso che, lungo i quaranta anni del deserto, dar? luogo ad una nazione, partita come popolo di schiavi. Da quel momento in poi la vita sar? diversa, il confronto quotidiano si relazioner? con le normali necessit? di un popolo e non pi? con il rischio dell?imprevedibile. Per questo anche le strutture della leadership e del potere dovranno cambiare. Mosh? era cosciente di tutto questo. Egli era stato il visionario, il sognatore che aveva insegnato ad un intero popolo una utopia che stava per divenire realt?. Aveva guidato la liberazione di un popolo che non aveva voglia di essere liberato e lo aveva guidato attraverso il deserto, per tappe dove tutte le necessit? vitali della sua gente furono soddisfatte in modo miracoloso.
di Rav Avi Baumol In che modo ci hanno disciplinato i nostri genitori? O meglio, all'epoca - come bambini - come percepivamo le punizioni e le sgridate? Non credo usassimo termini come: disciplinare, psicologia genitoriale, sindrome, patologia, e cos? via. Quando eravamo bambini la vita non era mai giusta. Non credevamo di essere trattati in maniera giusta. Subito paragonavamo la nostra situazione a quella dei nostri fratelli, che nella nostra testa venivano trattati meglio. Ogni punizione ci sembrava troppo severa, e non conoscendo l'introspezione non eravamo pronti ad analizzare i nostri comportamenti. E poi siamo diventati genitori.