Author: daniella

Quanto segue ? un estratto degli scritti di Nora Goldfinger, che sta viaggiando tra i quartieri ebraici di Spagna e Portogallo e ha acconsentito a condividere la sua esperienza con noi. Guarda, Portogallo Si sa che gli ebrei sono arrivati in Spagna secoli fa. Se ne trova traccia anche negli antichi rotoli di Qumran, che citano la presenza ebraica in Spagna. In Portogallo invece i primi ebrei sono apparsi nelle regione di Beira solo agli inizi del Duecento, e Guarda fu la prima citt? ad accoglierli. Trancoso, Covilha e Castelo Branco accettarono immigrati ebrei nel Trecento, viste le persecuzioni antisemite in Spagna e la crescente immigrazione a seguito dell'editto di espulsione del 1492. I cognomi venivano dati agli ebrei in accordo alla citt? di residenza. Alcuni di questi erano nomi di citt? spagnole:?Caceres, Valladolid, Calahorra, Estela, Navarra, mentre altri dal Portogallo: Estela, Querido, Amado, Adida, Rodrigo, Franco, Caro, Justo, Barzelai, Vizinho etc.
???? ??? ?? (?) ???????? ??????????? ??????????? ?????????????? ?????????? ?????? ??????????? ??????? ???????????? ??????? ????????? ????????????????: ?Parla ai figli di Israele che prendano per me un?offerta, da chiunque sia generoso di cuore prenderete la mia offerta.? Esodo 25, 2. Il popolo ebraico ? messo di fronte il proprio dovere di partecipare alla costruzione della nuova realt? fisica e spirituale all?interno del Mishkan, il tabernacolo portatile nel deserto. La costruzione del Mishkan richiede una partecipazione per cos? dire materiale, oltre che una tensione spirituale verso quel luogo di incontro tra rito, ritualit? e spiritualit?. Tutti coloro che possono e vogliono donare materiali sono chiamati a farlo, tutti coloro che sono capaci di costruire, di modellare, di creare sono invitati a farlo. Rav Hirsch, Rav Samson Raphael Hirsch, il grande maestro dell?800 della Germania, padre della moderna ortodossia, fa notare alcune particolarit? nel testo in ebraico. Il testo infatti dice: ?Prendano per me?, espressione strana l? dove ci saremmo aspettati una espressione al singolare: ?Ognuno offra per me?? Per Rav Hirsch la questione si risolve in uno sguardo sul pubblico, sulla collettivit?, piuttosto che sull?offerta del singolo. La mitzv? di offrire e di partecipare alla costruzione del Mishkan non cade solo sul singolo, bens? sull?intera collettivit? del popolo ebraico e non solo attraverso i singoli donatori.
La parash? di Terum? si apre con l?indicazione divina della costruzione del mikdash, un santuario, dove Dio avrebbe avuto, per cos? dire, il suo spazio di residenza in mezzo al popolo di Israele ( Esodo 25,8). Al verso successivo lo stesso comandamento torna a riferirsi alla costruzione di un mishkan (Esodo 25,9) che era il vero e proprio tabernacolo trasportabile nel deserto. Mikdash e mishkan sono quindi il luogo di incontro tra popolo e Dio e sono due elementi ben distinti e con significati diversi. Il mishkan ? il luogo del movimento, il luogo che il popolo pu? smontare e condurre con s?, ? il luogo che segue l?uomo nel suo camminare, nel suo salire e scendere, sia fisicamente che spiritualmente. Il mishkan ? la ?tenda della radunanza?, la tenda dell?incontro, l?incontro tra l?uomo e Dio attraverso lo studio e la trasmissione della Tor?. Per questo motivo nella parash? di Tetzaveh troviamo un versetto di fondamentale importanza. ??all?ingresso della tenda di convegno, davanti all?Eterno, dove io v?incontrer? per parlare con te.? (Esodo 29,42) Nel mishkan Dio si incontra con tutto il popolo di Israele, ma parla con Mosh?, quel ?te? che ? specificato nel versetto. E cosa significa parlare con te? Rav Dessler z?l ci insegna che in quel contesto ?parlare? significa trasmettere Tor?, perch? lo studio della Tor? significa avvicinarsi a Dio con gioia e con pienezza di significato.
Abbiamo incontrato per la prima volta Reuven Yaari negli uffici di Shavei Israel poco dopo il suo arrivo in Israele dalla piccola cittadina di Reni, in provincia di Odessa nell'Ucraina meridionale. Si era stabilito qui con la famiglia di suo zio, da allora sono passati diversi anni. Oggi Reuven ha 21 anni, studia nella yeshiv? "Machon Meir" a Gerusalemme, ? divenuto ufficialmente ebreo ottenendo finalmente i suoi documenti. Reuven ci racconta del suo percorso spirituale, della vita della comunit? ebraica di Odessa e dei suoi progetti in Israele. Ci fa vedere la sua teudat zeut, la carta d'identit? israeliana che ha appena ricevuto. Reuven ? nato a Reni, cittadina dalla storia interessante, ma la sua famiglia proviene dal villaggio di Burlaceni in Moldavia. Suo nonno, Fedor Yalanzhi (oggi chiamato Avraham), era nato nella comunit? dei Gaugazi e si era interessato all'ebraismo durante il suo servizio nell'esercito sovietico. L? aveva incontrato Israel, un ebreo religioso, con il quale aveva discusso di spiritualit?, storia del popolo ebraico, costumi e tradizioni. Queste discussioni spinsero Fedor a divenire ebreo, tramite il processo della circoncisione. Diverse famiglie della zona seguirono il suo esempio. Nonostante le difficolt? presentate dal regime sovietico, la comunit? voleva espandersi e approfondire la propria conoscenza. All'inizio si raccoglievano in casa di Fedor, dove leggevano i passi dell'Antico Testamento in russo, prima di portare una vera e propria Torah da Israele.
Questa settimana la parash? di Ki Tiss? ? preceduta dalla festivit? di Purim. Conosciamo tutti i versetti tragici con i quali si apre la parash? al capitolo 32 del libro dell?Esodo: il popolo ebraico entra in panico per il ritardo con il quale Mosh? scese dal monte Sinai e cade in preda all?ansia da guida, da materialit?, da senso di ordine che ordine non ? e costruisce il vitello d?oro che altro non ? che una inutile proiezione materiale, frutto di un panico pi? profondo a livello spirituale. Conclusione di questa caduta spirituale ? una festa, un banchetto, un mangiare insieme: ?L'indomani, si alzarono di buon'ora, offrirono olocausti e portarono dei sacrifici di ringraziamento; il popolo sedette per mangiare e bere, poi si alz? per divertirsi.? ( Esodo 32, 6) L? dove il testo originale dice: ?????????? ????? ??????? ????????, ?????????? ???????.? Ed il verbo usato per indicare il divertimento, in generale indica un momento di assenza di limiti e di moralit?. E? interessante notare che anche nella Meghill? i banchetti occupano un posto chiave nello drammaturgia della storia stessa. La Meghill? si apre con un banchetto, quello del re Assuero, che ? il segno tangibile del suo potere ormai consolidato, c?? poi il banchetto della regina Vashti che ? il segno di una autonomia che verr? punita dallo stesso re Assuero e ci sono i banchetti di Ester che svela, in quei contesti, la propria origine e capovolge il senso della storia stessa. Al centro della storia di Purim c?? per? il digiuno, come a dire la ripresa di una moralit? attraverso il gesto estremo dell?astensione dalla materialit?.

Un commento video di Rav Pinchas Punturello, emissario di Shavei Israel in Italia. https://youtu.be/XWk7Eevc8bQ...

Da Israeliano che lavora in Polonia, mi sento abbattuto. Da un lato la nuova legge proposta dal governo crea molti fraintendimenti e pu? portare a conflitti; dall?altro lato l?aggressivit? di certi politici israeliani ha solo infuocato ulteriormente la discussione, creando un?ondata di antisemitismo, ulteriori pregiudizi e mancanza di unit?. Ogni parte ha le sue ragioni e quasi tutti hanno i loro estremisti che aggiungono legna al fuoco. Qual ? la mia opinione in tutto questo? E? assurdo sostenere che i Polacchi abbiano creato i campi di sterminio, cos? come ? assurdo sostenere che mai nessun Polacco abbia ucciso un Ebreo durante la Shoah. E? un errore sostenere la ?complicit? nazionale polacca? quando il governo polacco era emigrato in Inghilterra, quando la Polonia era occupata dai Tedeschi, ma ? ugualmente terribile il tentativo di lavare la memoria storica e non fare i conti con il proprio passato. Ancora qualche anno fa ero cos? orgoglioso del precedente Presidente della Repubblica di Polonia, che aveva detto: ?Anche noi siamo responsabili delle sofferenze degli Ebrei durante l?Olocausto?. Oggi invece vedo una orgogliosa necessit? dell?attuale presidente nell?incrementare il nazionalismo. Sono dispiaciuto della sua visione in cui si vuole acuire la paura verso quegli Ebrei che negli ultimi 25 anni hanno vissuto in Polonia sentendosi qui a casa. Qual ? il nostro ruolo in questa voragine che si sta creando? Noi che ci siamo impegnati nella causa israeliana ma anche in quella ebraica su suolo polacco, cosa dobbiamo fare? Dovremmo ritiirarci nell?anonimato, come durante il regime comunista, quando si credeva che fosse meglio non farsi sentire? Dovremmo rialzarci e far sentire la nostra voce nel risolvere questo conflitto? Da rabbino che vive a Cracovia, dove si cerca di far rinascere lo spirito ebraico, trovo ispirazione nelle parole di Torah.
?E i capi dei popolo portarono pietre d?onice e pietre da incastonare per l?efod e per il pettorale, aromi e olio per il candelabro, per l?olio dell?unzione e per il profumo fragrante, il ketoret hasamim? (Esodo 35, 27-28). E? sempre stato difficile comprendere fino in fondo l?offerta dell?incenso che bruciava nel Mishkan ed in seguito nel Mikdash, nel Tempio di Gerusalemme. Il ketoret bruciava quotidianamente ed una volta l?anno bruciava all?interno del Kodesh haKodashim, il luogo pi? sacro del Tempio. Si trattava di un rituale che esprimeva un?intima connessione con l?Eterno, una devekuth, una unione mistica con Dio stesso. Dobbiamo notare che la parola ebraica katar, che vuol dire bruciare, in aramaico ha il senso di ?attaccarsi, legarsi?. Il senso di questo legame richiama un?unione con Dio che va al di l? di un rito come il sacrificio o l?offerta sull?altare. Affermano, infatti i nostri saggi: ? Tutte le offerte venivano portate a causa dei peccati o degli obblighi, ma il ketoret era offerto solo per gioia.? (Tanchuma Tetzaveh, 15) Il ketoret era un?insieme di profumi e fragranze, il suo fumo profumato che saliva verso l?alto simboleggiava una perfetta connessione tra cielo e terra, tra spirito e materia.