Author: daniella

Di Brian Blum Il sistema di apprendimento intensivo della lingua sperimentato dagli israeliani, noto come ulpan, viene riconosciuto in tutto il mondo come uno dei migliori metodi, per imparare una nuova lingua. Gli ulpan di ebraico hanno fornito a milioni di nuovi israeliani gli strumenti per iniziare una nuova vita nella loro nuova casa. Tuttavia il sistema che cos? bene ha funzionato per gli immigrati dagli Stati Uniti, Europa e Medio Oriente, non sempre ha avuto un successo comprovato per i nuovi arrivati dall?Asia o dall?Africa. In questi sono inclusi i Bnei Menashe dell?India che, nonostante una forte motivazione, hanno trovato che l?apprendimento dell?ebraico ? una delle loro pi? grandi sfide. Merav Segal mentre insegna in India Yehudith Eyal, insegnate di ulpan da pi? di 30 anni, ha capito insegnando agli ebrei Etiopi che vi erano delle difficolt? per loro. Ma ha pensato: e se non fossero gli studenti il problema? E se fosse il sistema stesso a non essere efficace? Eyal pose questa questione ai suoi colleghi e agli alti funzionari del Ministero dell?Educazione, ma non trov? nessuno disposto ad ascoltarla. Frustrata, decise di andare in congedo e si trasfer? in Etiopia, usando i suoi risparmi per studiare le condizioni culturali cos? specifiche degli immigrati africani, tentando di creare un sistema di ulpan pi? mirato a questa popolazione.
Nel Talmud, trattato Taanit foglio 30b, ? scritto: ?Tutti quelli che piangono la distruzione di Gerusalemme meriteranno di rivederla in tutta la sua gioia?. Questa frase del Talmud ci fa quindi venire alla mente questa domanda: Non dovrebbe essere scritto ?vedere Gerusalemme nella sua ricostruzione? invece che ?nella sua gioia?? La logica richiederebbe la regola ?occhio per occhio?. Secondo questa regola dunque, chi piange Gerusalemme distrutta dovrebbe meritare di vederla ricostruita. Per? il Talmud dice un?altra cosa. Come mai? Rav Kook, il primo Rabbino Capo della Terra d?Israele nel XX secolo ha spiegato quest?espressione del Talmud, da una prospettiva psicologica. Molte persone saranno in vita quando Gerusalemme verr? del tutto ricostruita, ma tutti loro saranno felici nello stesso modo? Ovviamente no. Quanto pi? una persona ha sentito dolore per la distruzione di Gerusalemme, tanto pi? prover? gioia per la sua ricostruzione. Questa ? la regola per le emozioni dell?uomo. Ecco perch? il Talmud ci dice che ne ha pianto la distruzione, la vedr? in tutta la sua gioia. Poich? ha provato dolore, ora prover? tanta gioia.
Di Brian Blum Do-you-have-Jewish-roots-eBook-cover-300x214Ti sei mai chiesto se hai radici ebraiche? C?? una tradizione familiare che sembra inusuale e non sai da dove venga? Forse il tuo cognome ? simile a quello di altri antichi cognomi ebraici? Shavei Israel ? qui per aiutarti. Abbiamo appena pubblicato la nostra prima guida pratica alla riscoperta delle radici ebraiche. Il nuovo libro, che conta 109 pagine, disponibile sia stampato che in formato digitale, ? intitolato semplicemente ?Hai radici ebraiche?? I nove capitoli rispondono alle pi? importanti domande che ci si pone all?inizio di un percorso di riscoperta delle proprie radici. Si parla di come condurre una ricerca genealogica (incluso come accedere agli archivi dell?Inquisizione spagnola, quando e se ? il caso), quali cognomi sono pi? probabilmente ebraici nelle diverse parti del mondo (se sei di Palma di Mallorca e il tuo cognome ? Segura, allora ci sono buone probabilit? che tu abbia radici ebraiche), pi? informazioni sugli usi ebraici ?nascosti? (come l?accensione delle candele, le tradizioni del lutto, la preparazione della challah), l?organizzazione geografica e storica. Il testo ? pieno di storie personali per ispirare e dare esempi reali ? se loro ci sono riusciti, allora puoi farlo anche tu. Ci sono domande per guidare i lettori attraverso il loro processo e ogni capitolo si apre con un pasuk ? una citazione appropriata dalla Torah.
Di Brian Blum [caption id="attachment_767" align="alignright" width="300"]Ragazzi polacchi al Seminario per adolescenti di Shavei Israel a Varsavia Ragazzi polacchi al Seminario per adolescenti di Shavei Israel a Varsavia[/caption] Quando Shavei Israel ha organizzato il suo ultimo ?Shabbaton per Giovani? a Varsavia, la domanda che tutti i 18 partecipanti hanno fatto alla fine ? stata: ?Quando possiamo farne un altro??. Questo a gennaio. Dopo sei mesi di gelido inverno polacco, l?estate ? finalmente arrivata ? e cos? anche il nuovo evento per ragazzi. All?inizio di luglio, Rav Yehoshua Ellis, emissario di Shavei Israel a Katowice in Polonia e coordinatore del programma per adolescenti, aveva organizzato il nostro terzo seminario per i giovani polacchi in cerca delle loro radici ebraiche. Questa volta l?incontro si ? tenuto durante la settimana, non a Shabbat, cosa che ha permesso al gruppo di provare nuove esperienze e opportunit? educative. In particolare, il gruppo composto da 17 adolescenti ha fatto volontariato pulendo alcune lapidi nel cimitero ebraico di Varsavia. L?attivit? ? stata organizzata assieme ad un gruppo ebraico americano di ragazzi che stavano visitando Varsavia, proprio in quei giorni. ?Abbiamo fatto un gran bel lavoro e abbiamo condiviso un momento ebraico?, dice Rav Ellis.

Di Tzuri (Heng) Shi [caption id="attachment_572" align="alignleft" width="300"] Gli ebrei di Kaifeng si preparano per Pesach studiando l?Haggadah[/caption] Il mio nome ? Heng Shi, sono un ebreo cinese, nato e cresciuto nella citt? di Kaifeng, sulle rive del Fiume Giallo, assieme a centinaia di abitanti di Kaifeng...

Rav Pinchas Punturello 107?Non contaminate le vostre persone con alcuno di questi animali che strisciano per terra. Poich? io sono il Signore, che vi ho fatti uscire dal paese d'Egitto, per essere il vostro Dio; siate dunque santi, perch? io sono santo?? Con questo versetto la Tor? giustifica l?intero senso della Kasherut, le regole alimentari e ci obbliga al suo rispetto. In genere la Tor? non si dilunga in spiegazioni per i precetti specifici, ma ci dona una visione del sistema generale dei precetti che sono finalizzati ad approfondire i concetti di santit? e giustizia. La santit? ? il fondamento e l?aspirazione di ogni azione dell?ebreo devoto e con essa come orizzonte noi dobbiamo guardare ad ogni obbligo, positivo e negativo, della Tor?. Eppure, lungo il corso delle generazioni, sono state accumulate interpretazioni che hanno cercato il senso di ogni precetto. Ogni generazione ha apportato il suo contributo in accordo con le correnti filosofiche e culturali che sono esistite in ogni epoca e delle quali era influenzata. Il precetto della kasherut include diverse leggi e tutte queste insieme formano la concezione generale della kasherut.

Di Brian Blum [caption id="attachment_578" align="alignleft" width="300"] Donne in Colombia pronte a dire Amen![/caption] Il ?Seder Amenim? ? un?antica tradizione in cui le donne ebree si raccolgono per un pasto festivo, per potere recitare all?unisono cinque ?Amen?, dopo le benedizioni per le cinque categorie principali di cibo:...

Di Rav Yitzhak Rapoport 847-300x225Abbiamo da poco finito di festeggiare Pesach, la festa che segna il raggiungimento della libert? da parte del nostro popolo. Liberi dall?essere schiavi, liberi dall?essere oppressi. Ma ? questa la reale e definitiva libert?? Sappiamo bene che la risposta ? negativa. Sappiamo che esattamente 50 anni dopo essersi conquistati la libert?, i nostri antenati si trovarono sul monte Sinai e sentirono la voce di Dio, ottennero la Torah, e stabilirono il patto. E? durato 50 anni il processo di cambiamento interiore, da schiavi appena liberati, persone che non potevano prima di allora decidere della propria sorte, a uomini realmente liberi, maturi e capaci di raggiungere la vera definizione di libert? ? unirsi cio? alla volont? di Dio. 50 giorni per passare dal pi? basso grado di libert?, cio? ?essere liberi di non dovere far niente?, al raggiungere il pi? alto grado di libert?, cio? ?essere liberi di potere fare qualcosa?. Durante questi 50 giorni siamo obbligati a contare ogni giorno (contare l?Omer), e assieme alla crescita dei giorni, cresce anche la nostra voglia di riottenere la Torah, per la festa di Shavuot. Dovrebbe quindi essere un momento gioioso nel nostro calendario. E? veramente cos?? A prima vista ci dovrebbe sembrare cos?. Per i primi 33 giorni dell?Omer ? vietato farsi la barba e tagliarsi i capelli. Non si organizzano matrimoni e non si ascolta la musica. Si osserva il lutto per la morte dei 24mila studenti di Rav Akiva, morti circa 1900 anni fa. Se osserviamo bene la storia ebraica possiamo notare che anche altre tragedie sono accadute durante l?Omer. Secondo alcune fonti le crudeli crociate degli anni 1096 e 1146 in Renania, durante cui molti ebrei vennero uccisi, si svolsero proprio durante i giorni del conteggio dell?Omer. Altre fonti riportano che i terribili massacri di Chmielnicki, iniziati nel 1648, durarono fino all?Omer. Non ? quindi difficile capire il legame spirituale che esiste tra i primi giorni dell?Omer e le successive tragedie accadute al popolo ebraico in questi giorni. L?uomo ? particolarmente portato alle ricadute nei periodi di passaggio. Durante l?Omer siamo come adolescenti ? liberi da uno stretto controllo dei genitori, ma non cos? maturi da poter essere liberi appieno, per unirsi al proprio destino. Non deve quindi stupire come questi ?giorni adolescenziali? siano stati un periodo difficile della storia ebraica, diventando quindi tradizionalmente giorni di lutto e tristezza.
Rav Pinchas Punturello maxresdefaultIn poche occasioni la Tor? stabilisce una relazione lineare di causalit? tra una azione commessa ed un castigo ricevuto. Questa parash? ci racconta di una epidemia simile alla lebbra conosciuta in ebraico come ?tzaarat? che attacca coloro che incorrono nella calunnia o nella ingiuria (Lashon hara). ?Tzaarat? non ? una patologia fisica bens? ? la manifestazione esteriore di deviazioni intime dell?individuo, dell?indole morale e spirituale. L?individuo che calunnia o ingiuria ? affetto e debilitato, cos? come tutta la societ?, nello spargere il germe di un male che porta al suo proprio interno. La sua condanna ? di conseguenza una infermit? fisica che lo obbliga ad allontanarsi dall?accampamento, dal popolo, dalla societ? e deve restare isolato in completa solitudine. Il castigo vuole essere una correzione: obbligandolo a restare solo si spera che l?individuo cominci a dare un reale valore alla necessit? di essere in maniera armoniosa parte della societ?. L?unico al quale si affida la cura del malato di tzaarat ? il cohen, il sacerdote, e non il medico, cosa che riafferma il concetto di infermit? spirituale.