Author: daniella

L'Ebraismo Karaita (detto anche Caraismo) ? un movimento eretico ebraico che riconosce solo la Bibbia come fonte autorevole, diversamente dall'ebraismo ufficiale che considera la Tor? Orale (codificata nel Talmud) autorevole per tutte le decisioni inerenti alla legge ebraica. Gli storici pensano che il Caraismo sia nato a Baghdad nell'VIII sec. circa.

[caption id="attachment_1213" align="alignnone" width="276"]Kenesa-in-Eupatoria "Kenesa" karaita (sinagoga) in Crimea[/caption]

Il suo fondatore Anan Ben-David, deluso per essere stato ignorato nella scelta di una carica importante all'interno della comunit? ebraica, decise di fondare una sua setta. Inizialmente il gruppo non fu numeroso, ma oggi si contano circa 30-50mila membri sparsi tra Israele innanzitutto, Turchia, Europa e Stati Uniti.

Una di queste comunit? si trova oggi in Crimea, dove conta circa 800-1500 membri. La regione ? nota per le ultime controversie tra Russia e Ucraina, ma i Caraiti vi sono gi? arrivati 700 anni fa con le migrazioni e conquiste Tartare. Vi sono documenti del 1278 su di una disputa tra Caraiti e Ebrei Rabbinici su quale calendario ebraico usare. La citt? di Chufut-Kale era il centro karaita pi? importante in Crimea.

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Agli Ebrei Karaiti venne concesso lo status di dhimmah, di minoranza protetta, all'interno dello stato musulmano turco. Cos? fu fino al XVII sec. quando cominci? una assimilazione pi? forte con la societ? turca; si cominciarono ad adottare nomi turchi e molti karaiti diventarono impiegati alla corte dei Khan.

Con il tempo?i Karaiti popolarono anche la Lituania e il Regno di Polonia e Lituania. Nel XVI sec. la citt? di Troki divenne un importante centro spirituale karaita. E nel XIX sec. tutte queste zone entrarono a far parte dell'Impero Russo.

[caption id="attachment_1218" align="alignnone" width="220"]220px-Karaite_cemetery_in_Trakai_Troki Cimitero karaita[/caption]

L'imperatrice Caterina La Grande permise loro di avere uno status differente dal resto degli Ebrei, non dovevano pagare le stesse tasse cos? alte, pi? libert? per quanto riguarda la scelta del luogo di residenza, e diede loro alcuni privilegi come il diritto di acquistare immobili o l'esonero dalla leva militare obbligatoria per gli Ebrei.

Nell'Ottocento, su richiesta della comunit? Karaita, lo studioso di manoscritti Abraham Firkovich, sulla base di analisi su tombe karaite a Chufut-Kale e Mangup, concluse che la comunit? era stata espulsa dagli Assiri da Israele gi? nel VI sec. p.e.v., ed era una delle Trib? Perdute di Israele che avevano vagato in tutto il Medio Oriente.

di Rav Eliahu Birnbaum

Il libro di Bereshit ci ha fatto conoscere una serie di storie individuali di uomini e donne prototipi, le cui vite hanno segnato per sempre la loro discendenza ed hanno avuto grande influenza su di essa. Il libro Shemot che comincia con la parash? che porta lo stesso nome, non si riferisce pi? a singoli individui ma introduce il concetto di popolo, di un gruppo di individui che condividono una stessa identit?.

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??Allora sorse sull'Egitto un nuovo re??e disse al suo popolo: ?Ecco che il popolo dei figli d'Israele ? pi? numeroso e pi? forte di noi. Prendiamo provvedimenti nei suoi riguardi per impedire che aumenti??. In questo punto, il termine ?popolo? riferito ad Israele, appare per la prima volta, nella bocca del Faraone. Prima ancora degli stessi ebrei, ? quindi un estraneo che riconosce l?identit? comune di tutta la discendenza di Yaakov, il suo carattere di popolo. I discendenti di Israele avevano sin dal principio una quantit? di elementi di coesione che offriva loro una comune identit?, per? ? in uno momento ben determinato della loro evoluzione che si pu? affermare la nascita di un ?popolo?: una identit? collettiva nuova, che raggruppa tutti gli individui, senza annullarli, essendo tale collettivit? qualcosa di distinto dalla loro somma.

Il popolo, per funzionare come tale, deve essere definito tanto all?esterno - ovvero riconosciuto come tale dai suoi pari ? quanto al suo interno, rendendo partecipe ognuno dei suoi membri, coscientemente e senza alcuna crepa, della identit? collettiva.

di Rav Yitzhak Rapoport

Ci troviamo adesso nel periodo invernale, un periodo di ?riposo? dai chaghim (feste). L?anno secondo la Torah inizia in primavera, assieme alla festa di Pesach e finisce in autunno con Sukkot e Shemin? Atzeret. Abbiamo ovviamente Hanukkah e Purim, le feste istituite dai Rabbini, per? si sente in un certo modo una forma di vuoto durante l?inverno.

Vorrei quindi spiegare il messaggio di questo vuoto invernale riguardo alle feste.

Come gi? detto in precedenti articoli, la parola ?festa? non esiste in ebraico. I ?chaghim? non sono ?feste? come le si intendono in occidente. Il termine non ? connesso ad un concetto di santit? o di qualcosa di eccezionale. La parola ebraica ?chag? significa ?ruota? e si riferisce al carattere di unit? e solidariet? nel quale la festa dovrebbe essere celebrata quel giorno, che porta cos? un significato unico nella storia del nostro popolo. A Pesach HaShem ci ha liberati dalla schiavit? in Egitto. A Shavuot abbiamo ricevuto la Tor? sul Monte Sinai e abbiamo portato, ogni anno, un cesto pieno di frutti al Tempio di Gerusalemme. Per Sukkot ci ricordiamo della fede e fiducia dei nostri antenati per HaShem, che sono usciti nel deserto e hanno vissuto in capanne (Sukkot) per ordine di HaShem. Uno degli scopi di ogni chag, ? quello di unire il popolo ebraico attorno alla nostra storia comune. Per questo motivo, la Torah usa il termine ?chag?, cio? ruota, che in realt? non ha molto a che fare con la parola ?festa?.

Il ?chag? viene nella Tor? chiamato anche ?reghel?, che significa pellegrinaggio a Gerusalemme. L?unit? di un popolo si raggiunge al meglio nel luogo che ? il pi? importante per la storia di quella nazione. Il Monte del Tempio a Gerusalemme, dove oggi si trova la moschea, ? il luogo pi? importante per la storia del nostro popolo. Sul Monte del Tempio, Abramo e Isacco hanno avuto la loro prova di fede: quando HaShem ha detto ad Abraham, che deve donare in offerta suo figlio Yitzhak sull?altare. Il Monte del Tempio a Gerusalemme ? anche il luogo dove il nostro avo Yaakov ha avuto il suo sogno della scala, che unisce la terra al cielo. Yaakov successivamente ottiene il nome Israel da HaShem. Israel, che ? il primo e pi? vero nome del Popolo Ebraico, cio? ?figli di Israele?.

di Rav Avi Baumol

Olga ? cresciuta in Polonia come cristiana senza nessuna connessione all'ebraismo, finch? non ? venuta a sapere delle sue radici ebraiche all'et? di 12 anni. Da quel momento Olga ha seguito la strada delle sue origini, trovando sostegno sociale, spirituale e fisico presso il Centro della Comunit? Ebraica di Cracovia. Da quando ci conosciamo, cio? da qualche anno, studia con me diverse volte alla settimana. La sua storia non ? niente di particolare in Polonia; nell'arco degli ultimi 25 anni, migliaia di giovani uomini e donne hanno trovato la loro strada e sono entrati nella comunit? ebraica di nuovo, aiutando a far rivivere la vita ebraica in Polonia.

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Le storie di queste persone non sono cos? facili: durante il comunismo in Polonia, l'antisemitismo ? entrato a fondo nella coscienza dei Polacchi e molti ebrei polacchi si sono promessi di non rivelare mai le loro radici tenendole nascoste anche davanti ai figli. Quando dopo molti anni la mamma di Olga ha deciso di raccontarle la verit?, ha detto cos?: "tua nonna era ebrea". Non riusciva a dire: "Io sono ebrea, tu sei ebrea e tua nonna era ebrea".

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La terza generazione dei sopravvissuti alla II guerra mondiale ? molto pi? aperta per parlare apertamente di quello che i loro genitori e nonni hanno nascosto. La zia di Olga per tutta la vita ha nascosto le sue origini ebraiche. E' morta l'anno scorso. Non sono stato in grado di convincere la famiglia a seppellirla in un cimitero ebraico. Nessuno ancora non voleva identificarsi pubblicamente con gli Ebrei. Un'altra anima ? andata perduta.

Olga cambia il corso della storia, intraprendendo il suo viaggio qualche anno fa. Studia, osserva, fa volontariato, mette in cantiere diversi progetti, intraprende un dialogo tra ebrei e non-ebrei, educa gli studenti polacchi parlando loro dell'ebraismo (sono molto interessati a questa parte perduta di storia polacca). Olga cerca di "riavere" gli anni perduti vissuti nella mancanza di coscienza e nell'identit? nascosta.

di Rav Pinhas Punturello

I motivi per i quali le parole di libert? proclamate da Mosh? non sono ascoltate dai ben? Israele sono definiti in Esodo 6, 9 come ?duro lavoro e respiro corto?: ?E disse Mosh? cos? ai ben? Israel, ma essi non lo ascoltarono a causa del duro lavoro (avod? kash?) ed il respiro corto (kotzer ruach).?

Nelle note in ladino dell?edizione del Chumash di Pisa del 1771 cos? ? commentato il senso del kotzer ruach: ?Cortidad de espirito?.

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Ramban interviene immediatamente con il suo commento e ci assicura che i ben? Israel non mancavano di fede, ma non riuscivano ad ascoltare le parole di Mosh? e la speranza di libert? perch? erano schiacciati dal peso della loro realt? di schiavit?, vivevano nella paura, con il respiro corto di quello che sarebbe potuto loro accadere in schiavit?: erano schiavi nella realt?, ma anche schiavi della loro percezione della realt?. In altre parole avevano perso la capacit? di guardare oltre la loro disperazione.

Or HaChaim, Rabbi Chaim ben Attar, coglie il senso di questa disperazione reale ed identitaria e lo porta ad un livello diverso. I ben? Israel avevano un respiro identitario corto perch? avevano perso il loro legame con la Tor?, con la fonte della nostra storia e della nostra identit? spirituale e quotidiana. La Tor? amplia il cuore dell?uomo afferma l?Or HaChaim ed i ben? Israel avendo perso il proprio legame quotidiano con la Tor?, avevano perso la capacit? di avere un cuore ampio oltre gli stretti confini della schiavit?.

Sforno aggiunge che i ben? Israel non riuscivano a porre il loro cuore nella giusta prospettiva per osservare la realt? dei fatti.

di Rav Yitzhak Rapoport

Come ho detto nell'ultimo articolo, la mancanza dei Chaghim nel periodo invernale, unita alle giornate pi? corte e al tempo freddo, fanno in modo che le persone abbiano pi? tempo per l'introspezione.

Vorrei quindi dedicare quest'articolo al ragionamento sulla spiritualit? dell'uomo in relazione ad un racconto del Talmud.

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"Una volta un angelo incontr? Rav Katina. E gli disse:"Katina, Katina, ma che fai, porti un cappotto con gli angoli tondi? Che ne sar? della mitzv? degli tzitzit?" Al che Rav Katina chiese:"Ma perch?? Voi punite chi evita i precetti?" L'angelo rispose:" S?, nei periodi di ira". (Trattato Menachot, foglio 4a).

Si deve innanzitutto spiegare che esiste una mitzv? nella Torah, che impone agli uomini di indossare i tzitzit (frange) ai quattro angoli dei loro vestiti. Per eseguire questa mitzv?, si deve indossare un abito con quattro angoli. L'angelo della storia vede che Rav Katina porta abiti con gli angoli stondati, e cos? non pu? eseguire la mitzv?. Questo non ? in senso stretto un peccato, poich? la mitzv? ? di avere i tzitzit sull'abito, se l'abito ha quattro angoli. Per? l'angelo spiega che nei periodi di ira, come per esempio durante le guerre, il periodo prima di Tisha beAv ecc., l'uomo viene punito anche perch? evita delle occasioni per aderire alle mitzvot.

di Brian Blum

Quando la terra ha cominciato a tremare alle 4:35 del mattino, il 4 gennaio, nello stato nord-orientale indiano del Manipur, alcuni dei 700 Bnei Menashe in attesa di fare aliyah lo hanno percepito?come un segno - un segnale che la data in cui dovrebbero volare in Israele per iniziare la loro nuova vita in Terra Santa, potrebbe non essere cos? vicina.

Nel frattempo, tuttavia, la comunit? Bnei Menashe si sta riprendendo da un forte terremoto di scala 6.8 che ha distrutto molte delle regioni dove vivono i Bnei Menashe?? Manipur, Assam e Nagaland. E' stato il pi? distruttivo terremoto degli ultimi 65 anni.

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Il coordinatore di?Shavei Israel per i?Bnei Menashe Tzvi Khaute ? originario del?Manipur. Adesso vive a Gerusalemme, ma la mattina del terremoto era in India, aiutando a preparare il nuovo gruppo di immigrati che Shavei Israel vorrebbe portare in Israele nei prossimi 18 mesi.

"Il terremoto ha colpito violentemente e gli edifici hanno tremato", dice Khaute. Nove persone sono morte, ma "grazie a Dio nessuno tra i Bnei Menashe ? rimasto ferito". Per? molte delle case case sono andate distrutte, come quella della famiglia Touthang. E' un miracolo che nessuno sia rimasto ferito.

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Il The Times of India riporta che?518 case private e edifici governativi sono andati distrutti. Tra questi l'aeroporto di Imphal, da dove i?Bnei Menashe iniziano il loro lungo ritorno a casa in Israele. Ecco una foto sopra a destra.

di Rav Eliahu Birnbaum

La Tor? nella sua completezza, con tutte le mitzvot, leggi pratiche e teoriche, fu donata al popolo di Israele solo nel momento in cui esso arriv? ai piedi del Monte Sinai, ma quattro mitzvot furono imposte precedentemente. Il primo precetto fu quello del ?pru urb??, siate fertili e moltiplicatevi, comandato da Dio stesso ad Adamo ed Eva, in seguito venne il ?brit mil??, il patto stabilito tra Dio e Abramo per tutte le generazioni successive, attraverso la circoncisione, poi il ?guid hanashe? (la proibizione di mangiare il nervo del muscolo posteriore degli animali) ed in questa nostra parasha, per ultimo, il popolo di Israele riceve l?ordine di compiere il ?korban pesach?, ovvero il sacrificio di un agnello, prima di rompere il laccio della schiavit? ed il legame con l?Egitto.

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A ciascun membro del popolo di Israele ? dato questo precetto che comporta una autentica sfida: l?agnello, animale sacro per gli egiziani, doveva essere preso, custodito per tre giorni in casa di ogni ebreo e sacrificato davanti allo sguardo degli egiziani. Alla fine, il rituale prevedeva anche l?obbligo di consumare tutta la carne dell?agnello e per questo era necessaria la partecipazione di varie famiglie ebraiche ad ogni sacrificio.

A partire dal korban pesach nasce la simbologia della mensa ebraica come elemento di coesione religiosa e culturale. La famiglia ebraica si siede intorno alla tavola e il nutrimento che lo spirito riceve non ? minore di quello che riceve il corpo con il cibo che viene ingerito.

di Michael Freund

"Qualcosa di straordinario sta succedendo a Palermo, capitale della Sicilia.

Pi? di 500 anni fa dopo la forzata conversione al cattolicesimo di gran parte degli Ebrei siciliani, seguita dall'espulsione degli altri, una vivace rinascita ? gi? instradata, con un numero crescente di Ben? Anousim (ai quali gli storici si rivolgono con il termine dispregiativo di "Marranos") che sta adesso cercando di riabbracciare il lascito dei propri antenati. Questo importante sviluppo ? commovente testimonianza della indistruttibilit? dello spirito ebraico, e ci invita a prenderne nota e a incoraggiare ulteriori azioni.

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La portata di questa rinascita ? stata percepibile questa settimana, quando un numero di?eventi mai organizzati finora si sono tenuti per commemorare la tragedia del 12 gennaio 1493, data della partenza forzata di tutti gli Ebrei dall'Isola.

Pi? di 1000 cittadini palermitani di tutti gli ambienti, incluse le autorit? e i rappresentanti della Chiesa, professori, giornalisti e anche gruppi di liceali, hanno partecipato in svariate attivit? volte a rimarcare come questo capitolo buio del passato della Sicilia non sia stato dimenticato.

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La giornata ha incluso la proiezione del film "La passione di Giosu? l'Ebreo", che esplora le persecuzioni sofferte dagli Ebrei siciliani negli anni, sfociate nell'espulsione, cos? come una discussione con il regista Pasquale Scimeca, discendente di Ben? Anousim.

I partecipanti successivamente si sono riuniti all'Archivio Storico Municipale di Palermo per un toccante incontro, dove strazianti testimonianze rinvenute negli archivi dell'Inquisizione sono state lette, facendo sentire a tutti il senso di crudelt? perpetrata diversi secoli fa.

Come la storia di Samuele Sala, un Ebreo siciliano battezzato con la forza, mentre sua moglie incinta non lo fece. Quando arriv? la data di espulsione, a Sala venne proibito di lasciare l'Isola, era considerato cattolico, ma la moglie venne obbligata. Conseguentemente, le autorit? con tutta la loro brutalit? inviarono un soldato per scortare sua moglie all'estero, affinch? non appena nato, il bambino potesse essere sequestrato e riportato in Sicilia per essere cresciuto dalla Chiesa.

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Gli eventi di questa settimana a Palermo sono stati coordinati da Rav Pinhas Punturello, emissario di Shavei Israel, organizzazione che presiedo, in cooperazione con l'Istituto Siciliano di Studi Ebraici. Come pi? vecchia e pi? grande organizzazione nel mondo che lavora con i Ben? Anousim, Shavei Israel ? attiva in Italia gi? da diversi anni, dove lavoriamo con l'UCEI, l'Unione Italiana delle Comunit? Ebraiche.