Author: daniella

?D? ai figli di Israele che mi prendano un?offerta per tutti gli uomini che diano di cuore? ordina Dio a Mosh?. ?Offerte di argento, di rame, di lana tinta?e mi costruiranno un santuario?? Verrebbe spontaneo chiedersi: ?Per quale motivo Dio ha bisogno che il popolo partecipi e contribuisca alla costruzione del santuario?? Ma, come accade di solito quando si ricercano risposte semplici, una tale domanda confonderebbe il tema con la risposta. Non ? Dio che ha bisogno della collaborazione n? ha bisogno di santuari, ma sono il popolo e i singoli individui che lo compongono, che ne hanno bisogno, che di fatto soffrono per la mancanza di elementi materiali a cui aggrapparsi, di azioni che tendano a rafforzare una coesione e che li identifichino come gruppo esistente.

La collaborazione economica di ogni individuo ? stata sempre e continua ad essere un mezzo efficace per valutare ed eventualmente consolidare il livello di impegno delle persone con l? identit? collettiva alla quale appartengono. Questo impegno che deve essere costantemente riaffermato, ?ognuno secondo le sue possibilit??, in modo che si possa stabilire una comunicazione del gruppo con il Creatore, in modo che sia tangibile la possibilit? di dialogo tra un intero gruppo umano ed il suo Redentore.

Non ? sufficiente il ?naase venishma? il ?faremo e ascolteremo?, pronunciato ai piedi del Monte Sinai, occorre una prova che renda percettibile lo sforzo collettivo attraverso il quale rendere palese l?impegno di ogni membro della congregazione.

di Brian Blum

Daniel ? cresciuto con sua madre a Lublino, in Polonia. Quando era adolescente sua madre gli disse che suo padre era un ebreo. "Ma la questione era taboo", dice Daniel, e quindi non ne ha mai parlato n? ha cercato le sue radici ebraiche fino a quando suo padre non ? mancato. Adesso, a 45 anni, Daniel ? in viaggio verso Israele.

Katarzyna ha sempre creduto che la sua intera famiglia fosse stata assassinata durante la Shoah. Invece scopr? di avere dei parenti a Varsavia, Cracovia e anche nella lontana Los Angeles, iniziando cos? il suo viaggio per riscoprire il passato. Anche lei ? in viaggio verso Israele.

Polish-Jews-at-Kotel

Il nonno di Paulina era ebreo, ma lo nascose scrupolosamente da tutti quelli che lo conoscevano. Quando mor?, la nonna di Paulina condivise con la nipote il segreto di famiglia. Paulina sta venendo in Israele.

Mateusz ? cresciuto a Cracovia, non avendo mai conosciuto il nonno ebreo, che aveva lasciato la famiglia per luoghi pi? tranquilli, prima l'Argentina e poi Israele. Adesso Mateusz ? in viaggio per la Terra Santa, sperando di trovare alcune risposte alle sue radici ebraiche nascoste.

Di Brian Blum [caption id="attachment_461" align="alignleft" width="209"]Oggi (27 gennaio 2015) ? la Giornata Internazionale della Memoria Oggi (27 gennaio 2015) ? la Giornata Internazionale della Memoria[/caption] Si tiene annualmente dal 2006, e la data commemora la liberazione da parte delle truppe sovietiche del campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau, nel 1945. Si tengono eventi in tutto il mondo, incluso in Italia, dove l?emissario di Shavei Israel per i Bnei Anousim e per l?Italia meridionale, Rav Pinhas Punturello, riporta quanto si ? svolto. ?Abbiamo tenuto una giornata di studi presso l?infausto Palazzo Steri a Palermo?, dice Rav Punturello. Lo Steri ? stato il quartiere generale dell?Inquisizione a Palermo dal 1601 al 1782, facendo anche da cella di detenzione per gli Ebrei che attendevano di finire la loro vita nel terribile auto da fe ? l?esecuzione sul rogo. Il tema della giornata ? pi? recente, aggiunge Rav Punturello: ?L?espulsione dei docenti ebrei dalle universit? italiane a seguito l?imposizione delle leggi razziali durante la seconda guerra mondiale.? Alla Giornata della Memoria a Palermo hanno partecipato sia membri della comunit? ebraica italiana che un gruppo di Bnei Anousim, con cui Rav Punturello sta lavorando dal 2013. Tra questi vi sono Carlo, Marco e Slavo che sono venuti a Gerusalemme nel 2013 per un seminario sponsorizzato da Shavei Israel (vedi l?articolo qui).
ansiedad-claves Rav Eliahu Birnbaum Prima di salire sul Monte Sinai, Mosh? avverte il popolo di Israele che vi rester? per quaranta giorni e quaranta notti, ovvero per il tempo in cui il Creatore gli doner? la Tor? che egli dovr? insegnare al Suo popolo. ?E Mosh? tard??? dice la Tor? ed il Talmud interpreta che il ritardo fu di non pi? di sei ore: secondo il calcolo del popolo Mosh? avrebbe dovuto discendere all?alba, invece non apparve fino alla met? del giorno. Furono sufficiente sei ore fugaci per fare in modo che si consumasse una delle pi? grandi tragedie spirituali della storia del popolo di Israele. Avendo necessit? di sicurezza, un popolo che conservava la propria indole di schiavo, dovette crearsi una divinit? priva di volont? propria, che agisse su comando di coloro che l?avevano creata, fingendo di governare ed indirizzare.
Michael Freund F130508YS76Sta l?, silenziosamente, contemplativamente, come una sentinella di guardia, emanando forza e un drammatico senso della storia, anche se invoca le nostre pi? profonde brame riguardo al destino ebraico. Come pi? importante luogo di tutta Gerusalemme, ? un simbolo che risuona intensamente e a volte inscrutabilmente nei cuori di quelli che ne hanno sentito la morbidezza toccandolo. Infatti, per quelli di noi nati dopo i miracolosi eventi della guerra dei Sei Giorni, ? difficile concepire un tempo in cui il Muro del Pianto era defilato e irraggiungibile, languendo scoraggiato sotto un governo straniero. Lo visitiamo quando vogliamo, liberi di recitare una preghiera e onorarlo pienamente, o piangervi tutte le lacrime che vogliono i nostri cuori. Tuttavia, ? stato proprio 48 anni fa, nel 28? giorno del mese ebraico di Iyar, che questo antico resto del Tempio venne ridato al nostro popolo, un evento che commemoriamo da allora ogni anno ? Yom Yerushalaim. Ma in realt?, quanto apprezziamo e rispettiamo il Muro? Ho anche esitato a chiedere, ma: diamo per caso, il Muro del Pianto per scontato?
Rav Pinchas Punturello file_0I figli d'Israele si accamperanno ciascuno vicino alla sua bandiera sotto le insegne della casa dei loro padri; si accamperanno tutt'intorno alla tenda di convegno. (Numeri 2,2). Nel deserto il popolo di Israele organizza se stesso e si divide secondo gli schemi propri di una nazione e di una popolazione che si appresta a diventare anche Stato o Regno a seconda dei casi. Ogni trib? prende il proprio posto, la propria bandiera ed il proprio stemma, ognuna di esse conosce e rispetta la funzione e la responsabilit? che le ? stata attribuita in una visione di insieme che se dovesse essere smarrita sarebbe fonte di conflitti ed egoismi cos? come spesso ? avvenuto ed avviene. Perch? se ci concentriamo troppo sul senso della ?bandiera sotto le insegne delle nostra casa? o gruppo che dir si voglia il rischio di faziosit?, di palude intellettuale, di chiusura agli altri ? inevitabile e pericoloso. Ci chiederemmo allora perch? la Tor? specifica, in questo secondo conteggio del popolo ebraico e della sua sistemazione nell?accampamento, il senso dell?accamparsi di ogni persona accanto alla propria bandiera e le proprie insegne? Il Malbim, Rabbi Meri Leibush ben Yechiel Michel Weiser, nato in Ukraina nel marzo del 1809, rabbino capo di Bucharest e poi di Konigsberg, autorevole commentatore biblico morto nel 1879, a Kiev suggerisce un interessante ragionamento.
Di Brian Blum [caption id="attachment_644" align="alignleft" width="225"]Il re Igbo Eze Chukwuemeka Eri Ezeora il 34esimo (al centro) Il re Igbo Eze Chukwuemeka Eri Ezeora il 34esimo (al centro)[/caption] Nel 2012, Daniel Limor venne invitato ad un?udienza dal re di un villaggio africano ? membro della trib? Igbo, il secondo gruppo etnico pi? grande della Nigeria. Gli Igbo sono una delle possibili ?trib? perdute? pi? affascinanti che si conoscano ? molti di loro sostengono di discendere dalla trib? israelita di Gad, che venne esiliata dagli Assiri pi? di 2700 anni fa. Limor ha incontrato le comunit? Igbo in Africa per molti anni, dopo averne sentito parlare nei decenni di lavoro con gli ebrei Etiopi, prima come ufficiale dell?Esercito di Difesa Israeliano, e successivamente nel Ministero israeliano della Difesa. Il nome, il cui nome ? Eze Chukwuemeka Eri Ezeora il 34esimo, ?ha sentito di questo ragazzo bianco che frequentava la comunit? ebraica in Nigeria e ha voluto incontrarmi?, ricorda Limor. Il re non si ? descritto come ebreo, ma durante l?incontro Limor ha notato che il re portava un abito con una stella di Davide sopra. ?Gli ho chiesto se l?avesse indossata per me?, dice Limor. ?No?, ha risposto il re. ?Sono cristiano, ma so che originariamente sono ebreo. Tutti gli Igbo lo sanno!?
Rav Eliahu Birnbaum ?????Che Dio volga su di te lo sguardo e ti conceda shalom.? Questa ? la benedizione che la nostra parash? mette sulla bocca dei cohanim, i sacerdoti, per tutto Israele. ?Shalom? non ha lo stesso significato di pace. Pace ? la negazione della guerra, ? uno stato di non violenza. Shalom, invece, proviene da ?shalem?, da ?shelemut?, che significano completezza ed integrit?. Shalom, per essere tale, presuppone uno stato di tranquillit?, sostegno, quiete, calma, concordia, armonia, amicizia. Il concetto di shalom lascia la sua manifestazione visibile nella realt? congiunturale, mentre pone le proprie radici pi? nel profondo, nel mondo dei sentimenti e delle attitudini vitali dell?uomo. Il Talmud ci insegna che ?il mondo si base su tre pilastri: la giustizia, la verit? e lo shalom? e che Dio ?cre? il mondo affinch? esistesse shalom tra gli uomini.? Colonna e fine dell?universo, lo shalom, ? un referente cruciale nella vita ebraica.
Di Brian Blum Aaron-Wood-at-blackboard-198x300Cosa pensano i cinesi della piccola comunit? ebraica cinese di Kaifeng? Non molto, ci dice Aaron Wood, nato a Beijing (Pechino), cresciuto senza sapere niente dell?ebraismo, che oggi vive come ebreo osservante nella Citt? Vecchia di Safed, in Israele, con la moglie e i figli. Wood adesso sa molto di pi? sugli ebrei di Kaifeng: ha appena passato tre settimane con questa comunit? come rappresentate di Shavei Israel, insegnando ebraico ed ebraismo. Wood si sta adesso preparando per un secondo viaggio nei prossimi mesi. ?I media cinesi riportano che ci siano degli ebrei in Cina, ma il messaggio ? che siano completamente assimilati?, Wood spiega. Ma non ? questo il caso, ha imparato Wood arrivando a Kaifeng. ?S?, hanno l?aspetto da cinesi, non si vede la differenza. Ma non appena parli con loro, capisci subito che non sono dei cinesi tradizionali?. Wood ci dice che i cinesi moderni sono ?molto pragmatici, interessati solo all?oggi?. Qualcuno che parli di Dio e della tradizione ?sarebbe percepito come pazzo, stupido, retrogrado. Un cinese non perderebbe neanche tempo a chiederti delle prove di tutto ci?. Semplicemente rigettano l?idea dell?esistenza di Dio. Ma gli ebrei di Kaifeng sono diversi. Loro veramente vogliono connettersi. Ti dicono ? noi non siamo come gli altri cinesi. Noi abbiamo i nostri antenati. Noi veniamo da Israele?.