Author: daniella

Da quando ero bambina sapevo di essere ebrea; sapevo anche di non potere mai rivelare la mia identit?. E' difficile credere che nel XXI secolo un ebreo debba ancora nascondere la propria ebraicit?, ma ? proprio quello che mi ? successo crescendo a?Dnepopetrovsk, in Ucraina negli ultimi 20 anni. S?, ufficialmente vi ? una vita ebraica in Ucraina, migliaia di ebrei frequentano la sinagoga e la comunit? nella mia citt? natale. Ma decine di migliaia ancora temono ripercussioni rivelando la mondo intero la loro identit?. Io sono una di queste persone, e solo dopo il mio trasferimento a Cracovia ho potuto rivelare il mio segreto. Questo sar? il felice finale che racconter? tra un po'. I miei primi ricordi ebraici sono molto positivi. Mi sentivo speciale, ero orgogliosa. Avevo 6 anni e sentivo di fare parte di questo club esclusivo e volevo parlarne a tutti. E quindi il primo giorno di scuola, quando la maestra ci ha detto di dire qualcosa su di noi (ho un pony, mi piacciono i gelati, sono mancino?) io con un grande sorriso ho esclamato: SONO EBREA! La maestra impallid?, l'esercizio fin? l? e ci disse di rimetterci sui nostri quaderni. Quella sera i genitori mi dissero di quanto fossero delusi dal ricevere una telefonata del direttore che si lamentava del mio cattivo comportamento. Non capii all'epoca, non capisco nemmeno adesso a 22 anni, ma seguii gli ordini di mio padre e non ne parlai mai pi? con gli amici. [caption id="attachment_2568" align="alignnone" width="169"]Eliza con amici del JCC Eliza con amici del JCC[/caption] Fino a quando non compii 14 anni e incontrai il mio primo amore. Si chiamava Dimitri ed eravamo innamorati. Ci divertivamo molto insieme. Ero convinta che Dimitri fosse l'amore della mia vita e quindi gli rivelai il mio segreto - sono ebrea. Sul momento Dimitri non ne fu colpito, fino a quando non parl? con i suoi genitori. Lo chiamai il giorno dopo, ma nessuno rispose. Infine andai a casa sua per parlargli - dove ero stata cos? tante volte - ?e gridai "cosa ? successo?". La sua risposta mi da i brividi ancora oggi. "Non parlarmi mai pi? Eliza, sei disgustosa, voi siete cattiva gente, vorrei che fossi morta".   Ero totalmente confusa, non capivo pi? niente.

Shavei Israel?ha tenuto il suo primo seminario di Purim per giovani polacchi. I 14 partecipanti hanno passato dieci fantastici giorni in Israele?abbiamo le foto come prova. La direttrice del marketing e dei media Laura Ben David, si ? unita al gruppo per la loro visita al...

Al centro di questa nostra parash? di Metzora c?? in maniera simbolica e significativa la bocca, il linguaggio, la parola, la giusta o sbagliata comunicazione. Fonte di grandi berachot, benedizioni, ma anche fonte ed origine della tzaraat, una sorta di malattia epidermica espressione della colpa della maldicenza, la bocca ? l?organo che pi? di ogni altro pu? portare significato alla vita o allontanare da noi ogni benedizione per la vita. Re Salomone nella sua saggezza, nel libro dei proverbi afferma con certezza: ?Colui che sta attento alla propria bocca ed alla propria lingua salva la propria anima dalla tzaarat.? Se quindi nella nostra parash? la tzaarat ? un male fisico, epidermico, legato a precisi sintomi fisici, re Salomone sposta questo disagio ed i conseguenti sintomi fisici interiorizzarli e farli diventare elementi che colpiscono l?anima e non pi? o quantomeno non solo il corpo. Insegnamento, questo, che ? al contempo profondamente arcaico eppure straordinariamente moderno: l?idea che alcuni disagi fisici, alcune sensazioni epidermiche abbiano radici in predisposizioni o atteggiamenti spirituali. Come a dire che tzaarat della pelle in un certo senso trova la propria vera sede di nutrimento e sviluppo nella tzaarat dell?anima. Spesso questa nostra parash? trova il proprio spazio all?interno della liturgia dello Shabbat nei giorni o nelle settimane che precedono la festivit? di Pesach. In maniera sorprendente se associassimo ad ogni organo del corpo una festivit? ebraica non potremmo non legare Pesach al linguaggio, alla bocca che parla (pe-sach) alla comunicazione. Ed ? significativo che l?idea centrale delle mitzvot fisiche che siamo chiamati ad osservare a Pesach passino per la bocca, passino per una kasherut specifica come quella dello sgombro, del non consumo e dell?annullamento del chametz, il lievitato, e dell?obbligo del cibarsi di matzot, il non lievitato.
Se guardiamo alle fonti che descrivono il seder di Pesach nella Mishn? e nella Ghemar? non possiamo non notare differenze profonde rispetto a come si osservava il seder nei due periodi della storia ai quali i testi fanno riferimento. Nella Mishn? Pesachim 10, 2 ? scritto: ? Si versa il primo bicchiere, Bet Shammai afferma che si santifica prima il giorno di festa e poi si benedice il vino, Bet Hillel dice che prima si benedice il vino e poi il giorno di festa.? La Mishn? 3 continua descrivendo il resto del seder in questo modo: ?Gli portano davanti (le verdure) intinge la lattuga fino a che non deve spezzare il pane. Gli portano davanti la matz?, la lattuga, il charoset e due cibi cucinati?.al tempo del Bet Mikdash (Santuario di Gerusalemme) gli servivano anche il corpo stesso del korban ( lil sacrificio con l?agnello) di Pesach.? Alla Mishn? 4 troviamo infine che si versava la seconda coppa di vino ed a questo punto il figlio domandava a suo padre il senso di quanto visto e mangiato e se il figlio ?non ha senno, il padre insegna: ?In che cosa si differenzia questa notte dalle altre notti? Che in tutte le altre notti noi mangiamo chametz o matz? e questa notte solo matz? [?]? Di fatto le eventuali domande del figlio, secondo quanto descritto dalla Mishn?, erano poste logicamente dopo aver visto e mangiato i cibi rituali della festa e solo dopo queste domande partiva il racconto biblico ed al contempo formativo della schiavit? egiziana e della nostra liberazione. Ad un certo punto della nostra storia l?ordine del seder ( ricordandoci che la parola seder in ebraico vuol dire ?ordine?) si capovolge: dobbiamo capire quando e perch?. Il tutto prende il suo senso ai tempi dei maestri della Ghemar?, gli Amoraim, quando la cena viene posposta alla fine del seder e di fatto il piatto del seder che contiene il cibo, seppur simbolico, viene tolto dalla tavola dopo il kiddush, la prima coppa di vino e la dichiarazione solenne che recita: ?Questo ? il pane dell?afflizione che mangiarono i nostri padri in terra di Egitto?? La Ghemar? si chiede il perch? di questo cambiamento e la risposta che il testo offre ? semplice: ? Perch? si sparecchia la tavola dal cibo prima del racconto dell?uscita dall?Egitto?? In altre parole, perch? non si mangia prima del racconto come si faceva prima? ? Insegnano nella scuola di Rabbi Yannai: ?Affinch? i piccoli se ne rendano conto e facciano domande?. ( T.Pesachim 116 b).

Le comunit? di Shavei Israel si preparano per Pesach Una rassegna dei preparativi delle nostre comunit? in tutto il mondo per la festa ebraica della liberazione. Bnei Menashe I pi? giovani membri della comunit? che vivono a Tiberia e Nazareth settentrionale si sono dati ai preparativi della matzah....

  Una rassegna dei preparativi delle nostre comunit? in tutto il mondo per la festa ebraica della liberazione. Bnei Menashe I pi? giovani membri della comunit? che vivono a Tiberia e Nazareth settentrionale si sono dati ai preparativi della matzah. Abbiamo qualche foto dei ragazzi con i genitori...